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Storia e analisi di una confezione di toscani secolare

Quelli illustrati di seguito sono i risultati di un lavoro di ricerca collettivo che ha coinvolto fumatori del Cigar Club Apuano e della Compagnia del Tabacco.

I sigari esaminati sono di proprietà di Gianluca Andrea Dacome, la ricerca storica è a cura di Lorenzo Rebustello, le foto e l’analisi sono di Francesco Rezzadore, mentre la stesura di questo scritto è a cura di Maurizio Capuano.

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Nel corso dell’anno 2017, è stata rinvenuta una confezione di toscani assai datata: non appena la notizia è divenuta pubblica, è partita una ricerca di documentazione per saperne di più. Lorenzo Rebustello si è offerto di studiare la questione, avvalendosi delle foto dettagliate che Francesco Rezzadore aveva potuto scattare a sigari e involucro, grazie alla cortesia del proprietario, Gianluca A. Dacome. Precisiamo che ogni richiesta di collaborazione a enti o all’ex monopolista è caduta nel vuoto: pertanto, abbiamo fatto da soli.

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Il lavoro di ricostruzione storica è partito dall’esame dell’involucro: in base alle scritte presenti, si è tentato di collocare nel tempo la produzione.

Il pacco in questione reca la dicitura

 “DIREZIONE GENERALE DELLE PRIVATIVE”

Questo particolare consente di delimitare con precisione il periodo di confezionamento: lo Stato, infatti, ha delegato la gestione dei beni di monopolio (istituito nel 1862) alla “Direzione generale delle Privative” nel periodo compreso tra il 1884 ed il 1927. Dunque il pacco è stato senz’altro confezionato in quel lasso di tempo, cui risalgono (a partire dal 1878) i primi tentativi d’esportazione dei tabacchi lavorati nelle molte manifatture allora in attività: in Italia si producevano allora 11 tipi di trinciato, 24 tipi di sigari, 4 sigarette (nome dell’epoca spagnolette) e 37 tabacchi da fiuto.

Oltre alla dicitura summenzionata, sul pacco è riportata la scritta

“N.50 SIGARI COMUNI PRIMA QUALITÁ FERMENTATI”

Si tratta quindi di sigari composti di tabacco fermentato per bagnamento, in seguito comunemente chiamati “sigari toscani”, anche se solo a partire dal 1927 questa denominazione è diventata ufficiale.

Inoltre, sul pacco si legge (abbreviato)

“PRIMA QUALITÀ”

Stando ai documenti del tempo, esistevano infatti anche sigari di SECONDA QUALITÁ, inferiori sia per il tipo di foglie impiegate che per fattura del sigaro.

Infine, è riportato il prezzo

“Prezzo del pacco Lire 6.00”

“Per ogni sigaro Lire 0.12”

Per la datazione di generi di monopolio, questo aspetto è solitamente determinante, giacché allora, come oggi, i prezzi erano fissi. Stavolta, però, questo particolare si è rivelato sfuggente. La “Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia” n. 261 del 1920 riporta un prezzo di 0,60 Lire cad. per i fermentati, decisamente più alto. Tuttavia, il listino risale all’immediato dopoguerra: un prezzo più alto era nella norma perché lo Stato aveva bisogno di fare cassa. Appare pertanto evidente che i sigari in questione risalgono a un periodo precedente, compreso tra il 1884 al 1920.

Il pacco riporta anche un timbro che potrebbe essere la chiave per una datazione certa.

“VI R 15”

Purtroppo a riguardo non abbiamo certezze, ma solo supposizioni.
Riteniamo possibile che i primi due siano numeri romani: se fosse così, potremmo collocare il confezionamento a Giugno (VI) 1915. La R potrebbe indicare la manifattura o qualcos’altro: non abbiamo elementi per dirlo. L’Italia entrò in guerra il 24 maggio 1915 e appare suggestiva l’ipotesi secondo la quale si potrebbe trattare di un pacco destinato al fronte: il colore militare della confezione suffragherebbe questa idea.

Alcuni elementi utili sono contenuti in una sentenza del Tribunale Civile del Canton Ticino (Ottobre 1912), in merito a un supposto tentativo d’imitazione dei sigari toscani da parte di un’azienda svizzera. Nella sentenza così si descrivono i sigari Italiani destinati all’esportazione:

“Il pacchetto contiene 50 sigari di tipo cosiddetto lungo; ad ogni pacco è appiccicata una striscia parimenti dai tre colori nazionali italiani, sulla quale sono stampate diverse indicazioni, così: «Direzione generale privative, Roma, Regno d’Italia; sigari comuni 1a qualità fermentati; prezzo del pacco L. 5,00, per ogni sigaro L. 0,10». All’imboccatura ed in fondo del pacco sono, esteriormente, accollati dei listini, di nuovo dai colori nazionali che danno altre indicazioni: «Regno d’Italia, monopolio dei tabacchi, esportazione, Ministero delle Finanze, Roma». Il pacchetto è di carta color turchino.”

Salta all’occhio la similitudine col nostro pacco, ma se fosse stato di normale rivendita la carta sarebbe “turchina”. Nella sentenza, poi, vengono menzionate delle fascette tricolori, mentre il prezzo è molto simile (per l’export però esistevano tariffe speciali). Forse il pacco per l’esportazione era diverso da quelli venduti allora in tabaccheria? Possibile, ma riteniamo poco probabile che fosse del tutto diverso: le confezioni risultano troppo dissimili (colore, fascette, tricolore assenti) e crediamo che il pacco esaminato fosse di tipo non commerciale, bensì destinato al fronte. L’invio di sigari alle truppe era in effetti una pratica comune: l’Ufficio di segreteria della Prima guerra mondiale annota una spesa di 51.139,60 Lire per l’acquisto di sigari per i soldati e il toscano era molto diffuso in quel periodo.

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In conclusione, possiamo affermare con un certo margine di sicurezza che i sigari contenuti nel pacco in questione risalgono agli anni della guerra o, più prudentemente, al periodo compreso tra il 1884 e il 1920.

Abbiamo quindi avuto l’occasione di esaminare dei toscani risalenti a oltre un secolo fa: alleghiamo le foto scattate da Francesco Rezzadore che ha potuto sezionare un esemplare per esaminarne la costruzione.

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sigaro comune toscano smontato 1
sigaro comune toscano smontato
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fascia del sigaro
sigaro comune toscano smontato 4 ripieno
ripieno del sigaro

sigaro comune toscano smontato 2 sigaro comune toscano smontato 5 dettaglio tabacco

Per cominciare, la costruzione a mano è a foglia intera: oggi si definirebbe Long Filler.

Il sigaro esaminato è composto da tre frammenti di grandi dimensioni, più altri due di dimensioni leggermente inferiori, probabilmente necessari per formare la pancia e dare al manufatto la sua caratteristica forma bitroncoconica. La costruzione di toscani Long Filler non prevede l’impiego di un numero di foglie definito, bensì questo è variabile a seconda dello spessore del materiale adoperato per ogni esemplare: in ogni caso, non ci sono tracce di tabacco battuto o trinciato. La foglia di fascia, come si evince dalle foto, è di tabacco più chiaro e sottile (forse persino Air-Cured), mentre il ripieno è composto da foglie di Fire-Cured color tonaca di frate, di grado piuttosto pesante e spesso. Non possiamo sapere di che tipo di tabacchi si tratti, ma appare piuttosto certo che il ripieno sia di Kentucky, mentre la fascia pone alcuni interrogativi.

Tutti i sigari del pacco appaiono molto storti e irregolari, piegati dalla stagionatura, e coperti di amido di mais, usato come collante fino alla seconda metà del Novecento. Le misure sono assimilabili a quelle dei prodotti odierni, anche se risultano più sottili e meno panciuti. Quest’ultimo aspetto, tuttavia, è senz’altro influenzato dalla veneranda età di questi toscani: è chiaro, infatti, che la perdita di umidità nei decenni può, almeno in parte, averne alterato l’aspetto che, nel complesso, risulta rustico e grezzo. A guardarli, indubbiamente l’espressione “stortignaccolo” rende l’idea.

Tentare la fumata sarebbe sì suggestivo, ma poco utile per stabilirne le caratteristiche organolettiche: troppa acqua è passata sotto i ponti.

Di certo questi sigari restano testimoni di un tempo perduto e di una tradizione da rispettare: crediamo che quest’ultima raccomandazione valga in modo particolare nell’anno del bicentenario dei sigari toscani.

sigari toscano a confronto

Potete scaricare il PDF dell’articolo dal seguente link.

Maurizio Capuano

Il tabacco in quasi tutte le sue forme mi accompagna sin da ragazzino: fumatore per vizio e per passione, coltivo una grande passione per la scrittura, la musica colta e la letteratura, ma anche per la birra, i whisky, i bourbon e le grandi mangiate.

  • Francesco Ammannati

    Complimenti, bellissimo articolo (anche se la curiosità di fumarli resta, no?). Solo un paio di aggiunte che precisano, e confermano, quanto detto in merito alla data presunta dei sigari. Da un documento del 1896 (che avevo ai tempi postato sulla pagina Facebook del Club Apuano: si tratta dell’inventario di una tabaccheria fiorentina) si evince come i “sigari toscani” – così indicati esplicitamente – costassero tra i 7 e i 10 centesimi, o almeno questo era il costo d’acquisto della tabaccheria. Direi quindi che l’intervallo possa ridursi ragionevolmente con un limite superiore da fissare al massimo all’anteguerra, anche se mi attesterei tra la fine del secolo e l’inizio del successivo.

    Ancora bravi tutti!

    PS. se interessa posso passare la foto del documento di cui parlo. Tra l’altro menziona anche vari altri tipi di sigari, e trinciati, in vendita all’epoca…e diversi tipi di “sigarette” (chiamate proprio così!).

  • fabio

    complimenti per l’articolo