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Volevo scrivere questo articolo in diversi modi. Volevo anche divertirmi o divertirvi, l’ho iniziato più di una volta ne ho tirati giù un paio ma in realtà non ero mai contento. Perché? Perché il tema mi crea un pressante e ingombrante attacco di orchite acuta; perché sono davvero intollerante a questo succedaneo; perché ci stiamo fondamentalmente rincoglionendo ( Si può dire? Siamo in fascia coperta? Me lo passate? Altrimenti ne potrei usare altri 14.000 direttamente dall’Inferno della Ragione come sinonimi) dietro a discorsi salutisti che nascondono semplicemente la dittatura (in)sana di una società che ancora non ha imparato a farsi i ca—ehm…  gli affari suoi. Perché è tutto profondamente ridicolo e perché comunque quello che leggerete è un’invettiva – neanche tanto- feroce contro la sigaretta elettronica, o meglio, contro il suo uso modaiolo, dozzinale e privo di fondamenti. Da condividere o no, comunque frutto di una mia personale idea e di impressioni condivise con altre persone su la sigaretta elettronica…

(…)

[Scusate ho dovuto picchiare la nonna del mio vicino perché ho pronunciato quelle parole e mi viene istintivo accanirmi con veemenza e sadismo su persone indifese. Oppure prendere a calci nei maroni montoni abruzzesi. Purtroppo vivo a Milano, non ho un recinto, i montoni costano da far espatriare. Il cerchio si stringe e confido nella vostra solidarietà.]

Cannucce, ciucci, orpelli di materiali di cui non voglio sapere né la provenienza, né i composti, né la qualità. Possono essere di adamantio, kriptonite verde o gialla, vibranio o che.
Non-Me-Ne-Importa! Restano delle “robe” che la gente si schiaffa in bocca per fare anche di tendenza.
Sì, al ridicolo.

Mi spiace dire queste cose, anche perché so che ognuno di noi/voi ha qualcuno accanto che si palesa con questa biro senza cartuccia che fa i suoi vaporini (“La piritomacchinaavapore”, sembra quasi il titolo di un romanzo Steampunk calabrase. E personalmente lo pubblicherei seduta stante) e comincia a fare la faccia di quello che vorrebbe che tu gli chiedessi qualche informazione su come funziona, come è bello e come è salutare. E allora sì, sì. Lo faccio anche io, prendendo spunto dagli antichi dialoghi dei grandi Classici: “Maporcazozzaluridacarampanaladra! Ma come fai a ficcarti quel ciuccio di plastica dura in bocca? Ma che è ‘sta propensione alblow job virtuale???”.
A questo punto la faccia sorridente scompare. E comincia il proselitismo.
Alt! Passo indietro: ricordiamoci che queste sigarette elettroniche…

(…)

[Scusate quando pronuncio quelle parole devo prendere la Pulcinella di Mare Scandinava e aiutarla a deporre le uova su un giaciglio di squame di Varano di Komodo oppure dare quattro testate al vicino che si sta pippando il vacuo fumo alla “Vaniglia andina e zenzero del Madagascar”. Capirete che la Pulcinella è distante dalla Lombardia e che il vicino ha appena scoperto quanto si trovi lontano da casa sua e troppo in prossimità della mia.]

 

… che quello di cui stiamo parlando, esiste da un bel po’ di tempo, ma che soltanto ora (in un tempo relativamente breve) ha dato il meglio di sé generando, attraverso un’attenta analisi del mercato e dei personaggi chiave da utilizzare (leggasi gnoccolone che ciucciano e principesce figure che ti dicono che puoi fumare ovunque e fare più sesso) nella promozione e un brainwashing fatto di panem et circenses salutisti, una corsa alla pipetta che potrebbe far invidia solo a quella del XIX secolo negli Stati Uniti. Si è trasformato in uno status symbol che coinvolge qualsiasi frangia sociale, scaraventando nel patetico alcune figure cardine del panorama sociologico che ci circonda. Certo, è da dire che ha creato posti di lavoro con i negozi che le vendono. Ma questo è il solo punto a favore e l’unica lancia che non spezzo sulle reni di questo fattaccio che mi causa fortissimi malori e gastralgie da reflusso simili all’Esorcista.

Ok, fine della digressione. Il proselitismo. La persona che abbiamo davanti comincia una sorta di paternale simil setta scientologista in cui deve per forza portarti dalla sua parte. ‘na roba fatta di frasi tipo: “Vedi, io prima fumavo la Sigaretta… ed Essa mi uccideva… Essa mi dava catarro, tosse… io… io, puzzavo, puzzavo e facevo puzzare! Ero impuro. Ora non lo sono più. Ora sto bene. Perché tu non lo fai? Perché tu non provi? Mi ringrazierai. Ti ringrazierai”.
E me la porge pure.
Ora perché tu che sbavi come un molosso in una spiaggia tropicale in pieno agosto me la porgi? Perché tu, che sai che io adoro fumare sigari, pipe e tabacchi con tutta la loro storia (e che cerco di stare il più lontano possibile da additivi e cose del genere) mi offendi con questa boiata?

Perché non provo?!

Semplice. Perché non c’è nessuna magia in quello che stai mettendo nella tua bocca. Potrai schiantarmi le gonadi fino al loro totale appassimento e disgregamento molecolare, con il fattore “puzza-nicotina-combustione” ma quella cosa, perché è una cosa che non è viva come il mio tabacco, è appunto una “cosa”.
Ahhhhhhhhhhhhhhh. Lo vuoi capire o no?
Ma ti sei guardato allo specchio quando aspiri? Non vedi che sembri un infante con il biberon? Non vedi che perdi di sex appeal, non vedi che non c’è una gestualità tua, personale, ma che sei uguale a tutti gli altri?

La sigaretta ha stile. Ognuno ha il suo modo di accenderla, di portarla alle labbra, di aspirarla, di spegnerla,e ogni modo racconta tanto, tantissimo di quella persona. Può affascinare, intrigare, essere condivisibile. Tu cos’hai? Ma Bogart o Bond con il ciuccio elettronico te li immagini??? Ma come sarebbero? E una bella donna che accende voluttuosa la sua sigaretta, facendo uscire un ampio sbuffo grigiastro come diventa con la lucetta blu che si accende e quell’olezzo alla Rosa Carnia del Nord lappone?!
Ma lo sai quanta storia ha la sigaretta, il tabacco? Il primo riferimento letterario a quest’ultimo risale al XVII secolo nel Don Giovanni di Molìere “Aristotele può dire quel che vuole e con lui la filosofia al completo, ma non c’è nulla che eguagli il tabacco… E chi vive senza tabacco non è degno di vivere”.

Ne “La Montagna Incantata” il protagonista Hans Castorp afferma che “Un giorno senza tabacco sarebbe il colmo dell’insulsaggine” e in un libro come SOLO PER FUMATORI di Ribeyro, il protagonista di un racconto va a vendere i suoi adorati libri per un pacchetto di amata compagnia.
Tu uccidi la condivisione! Sempre in ambito sigaretta: quanto è amicale l’offrire una sigaretta? Il gesto di porgere un pacchetto. E quanto è elegante magari vedersi porgere un porta sigarette in argento o in pellami pregiati? E tu che fai? Vuoi che ciucci quello che hai ciucciato?!?! E no!

I sigari e la loro storia di sangue, banche, colonizzazione, politica, guerra, scritti, ritualità poi dove li mettiamo? Come li paragoni a un congegno che attacchi al computer per ricaricarlo? Che compri dove poi? Andare a Cuba e scovarli, oppure in Casa dell’Habano o da Davidoff a Ginevra … hai presente in che contesto acquisto i miei sigari? E le pipe e i loro tabacchi. Le conversazioni, le confessioni, i consigli e i confronti che si creano. Tu li hai. Ma hanno questo “peso”? Questa bellezza? Una pipa è un manufatto artigianale è legno che rivive. La tua è serialità industriale. Sei un processo economico e qualunquista.

La cosa poi che non entra in testa e che mi fa mordere le mani è che su quanti riesce a far bene? Tutti fumano elettronico ma hanno il pacchetto pronto. Tutti vogliono smettere di fumare, ma invece di provarsi con la volontà cercano la via più veloce e tolgono un vizio per averne un altro. Di cui molto si sta anche discutendo circa quello che viene inalato e in che quantitativi.

Eppoi ti vedo, ti ho visto, che quando hai un momento critico l’accendi la paglia perché come diceva Cioran “Nei momenti critici una sigaretta porta più sollievo dei Vangeli”.
Ancora. Dopo tutto questo me la porgi ancora? Perché invece non fumi con passione? Perché non fumi con moderazione? Cercando anche la qualità, informandoti su e di questa? Perché non rendi il tuo fumare un vero momento per te, da assaporare non in quantità? Perché nella tua zucchina non ci infili che questo buonismo sociale dove dobbiamo mangiare “no grassi”, “no zucchero”, “no alcool”, “no sale”, “no carne”, è soltanto un modo per dire “No volere/potere”, “No pensare liberamente e con giudizio”?

Mi dici che morirò per questo. Ohhhhh, anatema! Ti rispondo con le parole di Frank allora “Voi morite a modo vostro, io a modo mio”, ma gente come Cumpay o Don Aleandro dovrebbero insegnarvi qualcosa. Ah non sai chi sono eh? Ci credo, guarda un po’ che c’è scritto sulla tua tettarella, molto probabilmente un bel Made in China dove in tanti staranno assemblando i pezzi del tuo giocattolo pensando che è solo “moda” niente di più.

Se ne va. E mi compatisce. Lo so, forse sono stato un po’ troppo violento nell’esporre una piccola – e decisamente a “braccio”- parte del mio pensiero circa l’argomento, ma come si fa a restare calmi? Ci stanno togliendo ogni libertà e ogni gusto.
Gli cade mentre fa per andarsene.

La raccolgo. Lui non si volta. Sente che la prendo e ride. Mi dice “Dai provala… la sigaretta elettronica”.

(…)

[Ho una scena di The Running Man in testa.
Il finale lo avete tra le mani. Basta riguardare il film.]

Buon fumo. In tutti i sensi e con tutti i sensi.
Soprattutto con tanta intelligenza.

di Alex Pietrogiacomi