aromi additivi tabacco

Con il master blender Domenico Napoletano, dopo aver affrontato la nascita di un sigaro, oggi parleremo di additivi e aromi aggiunti nel tabacco.

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Domenico ci puoi far comprendere che tipo di additivi vengono aggiunti per la realizzazione dei sigari? Come e perché c’è bisogno di correggere artificialmente il tabacco? Senza cosa succederebbe? Questi additivi possono essere ulteriormente pericolosi per la nostra salute oltre alla nicotina presente?
Nei primi anni 2000, dal mercato è arrivata la richiesta di sigari italiani aromatizzati. A parte alcuni aromi naturalmente presenti nei tabacchi scuri quali legno, cuoio e frutta secca, per i quali è sufficiente un processo termico per esaltarli, gli altri possono essere realizzati solo con l’aggiunta di additivi.

E’ stata avviata, quindi, una attività di ricerca per individuare le modalità per aromatizzare il tabacco Kentucky.  E’ da premettere che avevamo già una consolidata esperienza derivante dalla lavorazione delle sigarette e dei trinciati (RYO e da pipa); in particolare è stato preso come riferimento, per alcune analogie, un prodotto da fumo lento come il trinciato da pipa.
Gli additivi idonei per questo processo sono i cosiddetti ingredienti alimentari (certificati), ossia gli stessi utilizzati per aromatizzare alcuni prodotti per uso alimentare.

L’esigenza di “correggere” artificialmente il tabacco deriva dalla necessità di esaltare gli aromi e i profumi naturalmente presenti oppure conferirne altri. Il processo di aromatizzazione si effettua con due azioni ben distinte e comunemente denominate “concia” e “profumazione”.
La concia consiste, prevalentemente, nel correggere e predisporre la struttura del tabacco per la successiva profumazione. Le sostanze di concia sono normalmente dei dolcificanti e/o attenuatori di difetti quali l’amaro e l’irritante, ed eventuali correttori di fumata. Poi si passa alla fase di aromatizzazione che ha lo scopo di somministrare al tabacco le note aromatiche desiderate che si sprigioneranno sia a crudo che a caldo.

Gli additivi, quindi, sono indispensabili per la realizzazione di sigari con note aromatiche diverse da quelle naturalmente presenti nel tabacco.
Nei sigari neutri le note aromatiche e la combustibilità vengono “corrette” tramite specifici processi di fermentazione, stagionatura ed invecchiamento, in aggiunta, ovviamente, alla scelta dei diversi componenti del prodotto.

L’impiego di additivi nella lavorazione del tabacco, oltre alla certificazione per uso alimentare, è anche regolamentato dalle normative in vigore nei diversi paesi.

 

In giro si legge del burn additive, puoi dirci di che si tratta?
Il burn additive (o richness enhancer) è una sostanza che rientra nella categoria degli acceleratori di combustione e condizionatori del fumo e della cenere.
L’utilizzo di queste sostanze, nella lavorazione delle sigarette, è iniziata dopo la seconda guerra mondiale, in America, per accelerare la combustibilità delle “cartine”.

Successivamente l’impiego di dette sostanze è stato adottato anche per migliorare la combustibilità di alcuni tabacchi (come i Sun-Cured) e rendere la cenere bianca. Anche il fumo che ne deriva risulta più bianco.
A seguito di mirati interventi effettuati a livello agricolo, la qualità dei tabacchi è notevolmente migliorata per cui l’uso di correttori della combustione è decisamente diminuita.

Nella lavorazione dei sigari queste sostanze possono essere utilizzare per ripristinare la combustibilità delle miscele aromatizzate, ridotta a causa dell’aggiunta di alcuni ingredienti.
Nei sigari neutri di qualità non è necessario avvalersi di acceleranti della combustione, sia per motivi economici e sia, perché, si riesce a gestire la combustibilità in maniera egregia agendo sul processo.

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Come si aromatizza un sigaro? Non credo che basti mettere una tavoletta di cioccolato in mezzo al tabacco per far sì che sappia di cioccolato…
E’ possibile aromatizzare con qualsiasi aroma o ce ne sono alcuni che proprio non si possono aggiungere al tabacco?
Questi aromi aggiunti sono prodotti chimicamente o sono ottenuti con lavorazioni “naturali”?
Il processo di aromatizzazione di un sigaro è abbastanza complesso. Vi sono due modalità ben distinte: irrorazione degli additivi sulla miscela di tabacco da ripieno o iniezione degli aromi all’interno del sigaro già formato.
La seconda soluzione è idonea per aromatizzare i sigaretti, invece, per i sigari di Kentucky è preferibile ed è molto più efficace la prima.
Stabilito il tipo di aroma, si procede con l’individuazione della composizione del sigaro. I tabacchi devono essere scelti in funzione del tipo di aroma finale (fresco, caldo, fruttato, alcolico, ecc.); poi si passa alla ricerca degli ingredienti idonei per fornire, a crudo e a caldo, le note aromatiche desiderate ed eventualmente i correttivi di gusto e aroma.
L’aromatizzazione del tabacco può avvenire solo utilizzando ingredienti specifici. La tavoletta del cioccolato, il caffè in polvere o la goccia di grappa a crudo sono validi ma a caldo danno degli effetti disastrosi.
Individuando le sostanze idonee, è possibile fornire al tabacco qualsiasi nota aromatica.
Gli ingredienti possono essere sia naturali (ottenuti per distillazione o estrazione) che sintetici.
Normalmente si utilizzano i secondi per motivi economici e di efficacia.

L’aromatizzazione quando va fatta?
Dopo la stagionatura del tabacco o dopo la doppia fermentazione?

L’aromatizzazione si deve fare dopo la fermentazione e immediatamente prima della formazione del sigaro.

Domanda personale… è possibile fare un aromatizzato al peperoncino?
Sicuramente si! Per un Master Blender credo che sia come fare un uovo al tegamino!!!

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Nel prossimo articolo parleremo della foglia di fascia per i sigari italiani.