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Nel Senato della Repubblica, antica residenza di Margherita d’Austria, duchessa di Parma e Piacenza, detta “la madama”

 

Strano ma vero, c’è qualcosa che lega la nobile figura di Margherita d’Austria, moglie prima di Alessandro de’ Medici e poi di Ottavio Farnese, alla moderna Polizia di Stato: è Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica. Se infatti il palazzo di Corso Rinascimento a Roma deve il proprio nome alla duchessa di Parma e Piacenza detta la “Madama”, che alla morte del primo marito ebbe in usufrutto l’edificio facendone la propria residenza, le stesse mura nel XVIII secolo ospitarono anche la sede della polizia, da cui il termine dialettale “madama” usato ancor oggi per definire le forze dell’ordine. L’imponente costruzione, sulla quale operarono nel tempo Giuliano da Sangallo, Paolo Marucelli, Romano Monanni, Luigi Hostini, venne scelta nel febbraio del 1871 come sede del Senato del Regno: dieci mesi di lavori per la realizzazione dell’Aula nello spazio del cortile delle poste pontificie, su progetto dell’ingegner Luigi Gabet, e fu possibile la prima riunione dell’Assemblea il 28 di novembre di quello stesso anno. Da quel giorno, oltre 140 anni di Senatori, funzionari, commessi, autorità in visita, che si succedono tra sale e corridoi: e, potremmo aggiungere, molti, molti di meno, gli anni in cui gli stessi protagonisti sostano anche nel Cortile d’Onore (al centro del quale domina una statua, opera del Maestro Emilio Greco, qui posta nel 1972), open air, per rilassarsi in compagnia di un buon sigaro o di una sigaretta. Una curiosità: l’arte contemporanea (altre opere di Giacomo Manzù e Enzo Scatragli fanno del Senato una galleria di artisti moderni) ha sempre fatto da cornice a questo momento di relax, visto che, prima dell’entrata in vigore della Legge Sirchia, il fumoir della Camera Alta era nientemeno che la Sala Italia, attigua alla buvette, dove svetta per due metri e 35 centimetri una scultura in legno di Giuliano Vangi, “Italia”, appunto. “Qui al Senato vige il più totale rispetto della normativa antifumo”, spiega il signor Vincenzo Sebastiano, già direttore di sala del ristorante interno al Palazzo e che si occupa anche della rivendita di tabacchi interna (entrambi gli esercizi sono gestiti dalla società ONAMA spa), un piccolo ma elegantissimo spazio nell’ala dell’edificio che ospita tutti i servizi, “ma il fumo rimane comunque un piacere che si concedono tanti Senatori”. E anche qui, come a Montecitorio, è puramente indicativo l’orario di esercizio della tabaccheria, che generalmente va dalle 9.00 alle 13.00 la mattina e dalle 16.00 alle 19.00 il pomeriggio: a totale disposizione dei Senatori, invece, soprattutto dal martedì al giovedì, giorni nei quali si svolgono i lavori dell’Aula.

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Al signor Sebastiano, anche il compito degli ordinativi che, in media, ammontano a circa 60 chilogrammi di tabacco ogni mese, ed è sempre lui che, pur se in poco tempo, ha imparato bene i gusti e le tendenze più diffusi tra gli “onorevoli” clienti. Scopriamo così che se le sigarette vanno per la maggiore tra le signore, è il Toscano, per la precisione l’”Antico Toscano”, a farla da padrone tra i colleghi maschi: talmente padrone che il signor Sebastiano si sente di sfidare scherzosamente qualsiasi altra tabaccheria nella vendita di questo specifico prodotto. C’è poi il “Sigaro del Presidente”, quello prediletto dalla seconda carica dello Stato Franco Marini, un ammezzato invecchiato, lavorato a mano dalle ormai leggendarie quindici tabacchine rimaste nella manifattura di Lucca, e ci sono poi il “Moro” e il “Millennium”, anch’essi pregiatissimi e legati, come il primo, ad un particolare periodo dell’anno: Pasqua per il Sigaro del Presidente e Natale per gli altri due. Ma che fine hanno fatto i sigari con la “S” di Senato nella confezione e le sigarette con il disegno di Palazzo Madama nel pacchetto? “Questi prodotti speciali non vengono più forniti già da qualche anno”, spiega il signor Sebastiano, “da quando cioè si è passati alla privatizzazione del Monopolio. I prodotti da fumo nazionali con il contrassegno di Senato, Camera e Vaticano, le uniche istituzioni alle quali veniva rilasciato, oltre che essere garanzia di qualità rappresentavano anche un ottimo affare”. Infatti, come racconta Sebastiano, moltissimi erano, nel suo caso, i Senatori che soprattutto in occasione delle festività acquistavano confezioni contrassegnate per farne omaggio esclusivo ai propri amici e collaboratori. Chissà che non sia una tradizione che possa essere reintegrata: i produttori indipendenti di sigaro Toscano sembrano interessati all’idea…..

Vincenzo Sebastiano ha anche qualcosa di curioso da raccontarci, un’abitudine della quale lui stesso è venuto a conoscenza grazie ad un assistente parlamentare, raffinato fumatore di pipa, che da quasi trent’anni, si muove tra le mura di questo nobile edificio. Ed è un aneddoto talmente curioso da lasciarci a bocca aperta…..

Il suo ricordo è legato alla Senatrice livornese Edda Fagni, scomparsa qualche tempo fa: quasi ogni mese, e personalmente, si preoccupava di inviare un certo quantitativo di Toscano nientemeno che a Fidel Castro, la cui immagine è da sempre indissolubilmente legata al cubano. Ci verrebbe da dire, la fine di un mito…… e la conferma di un altro!

 

 

Fonte: TuttoTabacco