Cuba-bloqueo

Domanda da un milione di dollari… che succederà e come cambierà Cuba (e la produzione di sigari) con la fine – sembra imminente – dell’embargo imposto dagli USA nel 1961 verso la Isla Grande?
E’ una domanda difficile e complessa a cui rispondere perché gli effetti e le speculazioni saranno tante e, sicuramente, alcune sono già state “programmate”.

Ricordo che parlavamo di questo argomento più di un anno fa con il carissimo Amico Massimo de Giovanni.
Le prospettive sono molteplici e si fa fatica ad intuire le ripercussioni positive e non sul momento storico.
L’unica cosa di cui era sicuro Massimo era che, anche se in quel momento non era certa la fine del blocco, in realtà i giochi erano già stati fatti dai grossi “player” e anche dalle mafie locali, come se già si fossero organizzate per essere pronte nel momento in cui l’embargo fosse finito.
E sì, finirà! Questa era ed è cosa certa perché non può essere una condizione eterna da parte degli USA.

Un paese come Cuba, dove tutto è fermo da più di cinquant’anni, non sappiamo come potrebbe risvegliarsi. La Democrazia ed una “libertà” imposta dagli USA può aiutarlo veramente?
Passo la patata bollente agli storici… non voglio intervenire oltre.

E per l’argomento sigari?
Qui la vedo dura che possa reggere al colpo!
Faccio un conto freddamente matematico.
Ad oggi a Cuba si producono a mano circa 110 milioni di sigari, nella Repubblica Dominicana 200 milioni di sigari premium, in Honduras 90 milioni, in Nicaragua oltre 180 milioni.
Negli USA vengono venduti 300 milioni di sigari premium.

Ora negli Stati Uniti il sigaro cubano è visto un po’ come il frutto proibito che non possono fumare, a meno che non venga loro tramite mercato nero… quindi in molti lo desiderano per fascino, per curiosità, per gusti personali e chi più ne ha più ne metta!
Cuba riuscirebbe a soddisfare dall’oggi al domani la domanda di acquisto e consumo che verrà?

Le aziende piccole o grandi che siano insegnano che per soddisfare una grossa richiesta di produzione l’aspetto “qualità” non va d’accordo con “quantità”. Cioè più produci, meno puoi curare la qualità.
Se rimani nella nicchia puoi lavorare, se ti impegni, per l’eccellenza.

E soprattutto, la produzione agricola di tabacco, può resistere a tutto ciò?

Già in passato Fidel Castro ha fatto i suoi danni!
Zino Davidoff cercò di recuperare qualcosa…
Diversi produttori di tabacco e sigari negli anni ‘60 sono scappati da Cuba per cercare altri paesi e territori dove ricominciare l’eccellente lavoro che facevano a Cuba.

Direi che la cosa migliore è sperare che tutto quanto non venga ulteriormente stravolto ma che possa portare vera ricchezza per il popolo cubano.
Aspettiamo qui i prossimi passi di Raul Castro e di Barak Obama.

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