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Alla festa della pipa di Cagli si fanno sempre belle conoscenze e incontri. Anche quest anno non è andata diversamente: girando tra gli stand non ho potuto fare a meno di incuriosirmi di un nuovo artigiano, Cristian Galeazzi con la sua pipa “Regina Scarlatta”.
Guardando la sua esposizione ho avuto l’istinto di “averle già viste” quelle pipe ma… erano nuove, originali e lui è nel settore da pochissimo!
Chiacchierando con lui ho capito perchè: la scuola pesarese di pipe è unica nel mondo e infatti lui cresce in quella città e con i maestri pipari che ci girano attorno.
Cristian era a Cagli con sua moglie Cinzia, il suo fidato braccio destro che lo segue nella sua attività concentrandosi sull’aspetto commerciale. Tutti e due molto simpatici e alla mano.
Mi è sembrato giusto e doveroso dare loro dello spazio e visibilità perchè lo meritano tutto!
Pipe belle, vero made in Italy e tanta passione!
Prodotti unici che secondo me dovreste provare!

Ciao Cristian!
Io e i nostri lettori vorrebbero conoscerti meglio… presentati!
Chi sei, dove abiti e lavori e perchè ti piace la pipa.

Ciao Daniele, prima di passare alle presentazioni permettimi di ringraziarti per l’opportunità che mi stai offrendo e per il contributo che tu ed i tuoi collaboratori state dando a questo settore, ricco di esperienze e competenze di rilievo, troppo spesso poco valorizzate e mal comunicate.
Mi chiamo Cristian Galeazzi, ho 37 anni, vivo e lavoro da sempre a Pesaro.
L’amore per la pipa ha origini lontane nella mia famiglia. Ho racconti del mio bisnonno che in periodi di profonda crisi ed estrema durezza trovava brevi momenti di conforto rilassandosi davanti al camino fumando la sua vecchia pipa.
Questa passione si è snodata per generazioni fino ad arrivare a mio padre e poi a me che, con immensa fortuna, sono riuscito a trasformare un hobby in lavoro.
Sulla pipa si sono dette tante cose che richiamano il senso di calma, lo stimolo alla riflessione, il contatto con materiali, profumi, sensazioni antiche che questo oggetto sa regalare. Personalmente, in aggiunta a tutto ciò, ho sempre provato per la pipa un forte richiamo estetico. Ogni pipa artigianale è per me a tutti gli effetti una piccola opera d’arte: le sue linee armoniose, la pregiatezza dei materiali, la mano inconfondibile di chi le ha dato vita…

Prima di essere artigiano che attività facevi?
E perché ti sei convinto di dare la vita a questa nuova attività?

Al termine della scuola media, nel scegliere il tipo di scuola superiore da frequentare, decisi che sarebbe stato molto più spendibile un diploma di tecnico elettronico piuttosto di quello di maestro d’arte caldamente consigliato all’epoca dai miei insegnanti. E così la mia naturale propensione per il disegno, la scultura e l’arte in generale finirono in un cassetto destinato a rimanere chiuso per anni.
Senza dubbio, dal punto di vista lavorativo, la scelta fu vincente. Dopo qualche anno fui assunto stabilmente in una grande azienda produttrice di macchine per la lavorazione del legno. Questo lavoro mi ha portato per tanti anni in giro per il mondo a confrontarmi con problemi e sfide ogni giorno nuovi, con mentalità e stili di vita completamente diversi dai nostri. Mi sento immensamente arricchito da questa esperienza grazie alla quale ho appreso l’importanza del confronto e la capacità di aprirmi all’innovazione ed al cambiamento. Mi ha anche dato tanti momenti di solitudine che hanno rafforzato il mio rapporto con la pipa ed accresciuto la voglia, da sempre presente in me, di dar vita a qualcosa di personale attraverso il quale esprimere la mia passione più grande: quella per l’arte e per la manualità. Tutto questo, unito alla fortunatissimo incontro con Franco Rossi mi ha convinto a buttarmi in questa bellissima avventura.

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Come hai scelto il nome, così originale e unico, di “Regina Scarlatta”?
Il nome è nato dall’esigenza di esprimere un concetto: quello che rappresenta per me la pipa.
Essenzialmente interpreto la pipa come donna: sinuosa, attraente, regale nella sua armoniosità. Scarlatto è invece il colore del fuoco, della brace, lo stesso colore del sangue, dell’amore e della passione. Così è nato il concetto di “Regina Scarlatta” che ho provato a sintetizzare in un simbolo: una regina con una corona rossa, nata dall’evoluzione di una nuvola di fumo.
Questo marchio è inserito su ogni mia pipa e le dona senz’altro un tocco di originalità.

 

Quando ti ho conosciuto a Cagli ricordo che esponevi insieme a Cinzia, tua moglie. Lei com’è entrata nella tua attività? Come ti aiuta?
Beh, Cinzia è la mia compagna di sempre, pensa che ci conosciamo da 23 anni!
Lei è il mio critico più severo, il mio giudice. E’ lei che mi spinge a dare sempre il massimo per poter offrire un prodotto curato nei minimi dettagli.
E’ Cinzia a seguire la parte commerciale ed amministrativa dell’azienda: insieme a me tiene i rapporti con i clienti ed i fornitori, cura l’immagine ed il marketing.

Per imparare a costruire una pipa non basta solo una buona mano e il piacere di fumare. Serve soprattutto un bravo Maestro. Chi è stato il tuo mentore? Raccontaci come sei cresciuto professionalmente con questa persona e cosa riconosci in lui.
L’incontro con Franco Rossi (pipe “Il Ceppo”) è stata una fortunatissima coincidenza che ha cambiato la mia vita. Lo devo a Nicola, suo figlio, che, conoscendo la mia passione per l’artigianato e per le pipe, ha pensato di presentarmelo e di accompagnarmi a visitare il suo laboratorio. Da quel giorno ho iniziato a frequentarlo regolarmente: la sera dopo il lavoro, il sabato e la domenica, mentre a poco a poco prendeva vita il progetto di un laboratorio tutto mio. Ho avuto l’onore di muovere i primi passi affiancato da un grande “Maestro” che, senza alcuna riserva e senza nulla pretendere in cambio, mi ha svelato negli anni le sue tecniche, i suoi segreti offrendomi la possibilità di attingere alla sua esperienza artistica trentennale. Ma Franco è stato ed è per me oggi soprattutto un amico ed un maestro di vita che con le sue parole ed il suo modo unico di vivere e di lavorare, mi fa vedere le cose dalla giusta prospettiva.

Come vedi il mercato italiano e i fumatori di pipa? Ti sembra che sia un mondo chiuso ai nuovi nomi o è dinamico e curioso?
Il mercato italiano è un mercato consolidato ricco di grandi nomi che si sono fatti apprezzare e conoscere negli anni in Italia e nel mondo. Credo che chi entra oggi in questo mercato, con l’ambizione di affiancarsi ai tanti ottimi produttori esistenti, vada incontro ad un pubblico generalmente attento ai cambiamenti e anche incuriosito, ma che non necessariamente vede tali innovazioni in modo diffidente. Allo stesso tempo però  sa ben distinguere un prodotto di qualità, è  critico e non permette larghi margini di errore.

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Domanda personale… come fumano le tue pipe? Perchè ti piacciono e cosa vorresti migliorare nel tuo lavoro?
Sono profondamente convinto che la pipa, al di là della sua forma, finitura o peso debba avere come primo requisito il fatto che fumi bene. Ogni modello, poi, ha la sue caratteristiche e peculiarità che la rendono maggiormente preferibile a un fumatore e meno ad un altro. Il mio principale sforzo, quindi, è teso a far si che questo dato fondamentale non sia mai trascurato: cerco di raggiungerlo attraverso la cura per le geometrie, la precisione nell’intersezione tra fornello e foro della canna e la scelta dei giusti materiali; ma il giudizio finale sul risultato lo lascio, come è giusto che sia, alla comunità dei fumatori. Nelle mie pipe ricerco l’eleganza della semplicità e del bilanciamento delle proporzioni, con un richiamo al classico. Non rinuncio però alla ricerca continua di nuovi equilibri tra materiali e forme che diano voce alla parte più creativa ed innovativa di me. Per questo ho creato una collezione di pipe speciali, a volte prodotte come “pezzi unici”, a garanzia di una totale esclusività.

La radica è il materiale più usato per far pipe. Te come la scegli? Come te la procuri e quanto tempo la fai stagionare? Inoltre ho visto che te non lavori solo la radica ma sperimenti anche altri materiali. Spiegaci meglio e perchè ritieni questi nuovo prodotti all’altezza dell’erica arborea.
Credo che la radica di erica arborea sia, ad oggi, la materia prima per eccellenza: la bellezza delle sue venature, le innumerevoli doti meccaniche e fisiche la rendono senz’altro il materiale più adatto. La radica italiana è famosa nel mondo per la sua qualità e resistenza. Io utilizzo erica toscana e calabrese che scelgo personalmente presso la segheria produttrice, in modo tale da poter toccare e valutare ciocco per ciocco. Generalmente prediligo due periodi dell’anno per gli acquisti: Marzo e Luglio. Scelgo i miei pezzi accuratamente valutandone il peso, la crosta esterna fine e compatta, il taglio centrato al verso della vena, l’assenza di nodi (percepibili esternamente) e, ovviamente, la trama fine della fiammatura. Il tempo di stagionatura nel mio laboratorio è di circa tre anni. La scelta del pezzo giusto è uno dei lavori più delicati nella lavorazione della pipa e vi assicuro che richiede molto più tempo di quello che normalmente si potrebbe immaginare, ma che è anche alla base del buon esito del lavoro futuro. Ad oggi non c’è un sostituto che possa prendere il posto dell’erica, questo però non preclude, a mio parere, la sperimentazione di materiali differenti. Credo infatti che la ricerca, rivolta al miglioramento continuo, dia la possibilità di sperimentare e mettersi alla prova per trovare soluzioni che potrebbero rivelarsi vincenti, senza per forza di cose, rinunciare al legame con il passato ed ai risultati consolidati. Tengo a precisare che i modelli dove introduco materiali di costruzione differenti o elementi non esclusivamente estetici, prima di essere proposti, sono passati per almeno un prototipo pre-serie, testato con successo da me e da altri fumatore più esperti, in modo da escludere ogni possibile difetto dal punto di vista della funzionalità.

Hai accennato l’argomento dei materiali diversi dalla radica. Sempre a Cagli ho visto delle interessantissime pipe fatte in materiale composito, giusto? Se ho capito bene dovrebbe essere una sorta di misto di vari legni. Spiegaci meglio questo materiale, come l’hai trovato, perchè l’hai sperimentato per le pipe e, soprattutto, chi l’ha fumata cosa ne ha detto?
materiale-compositoPosso dirti, Daniele, che non sei l’unico rimasto incuriosito da questo nuovo materiale che permette di ottenere finiture molto particolari e di grande effetto estetico. Tecnicamente lo si ottiene con un particolare processo produttivo in cui si “sfoglia” il legno, lo si tinge per immersione in colorazioni atossiche e lo si  “ricompone” sovrapponendo i fogli di legno in un nuovo tronco. E’ un materiale innovativo, eco-sostenibile e certificato a livello europeo. Abbiamo provato ad applicarlo alle pipe con ottimi risultati sia dal punto di vista estetico che pratico.
Ne ho creato diversi modelli pre-serie e, personalmente, ho un’ottima impressione sulla fumata: il legno non rilascia alcuna traccia di retrogusti indicativi, respira adeguatamente e crea una crosta corretta. Nonostante l’aspetto compatto rimane leggermente più tenero rispetto alla radica ed ha il vantaggio di non aver bisogno di alcuna tintura superficiale: la sua finitura è solo portata a cera con le spazzole ed un ultimo passaggio di cannauba. Superato il primo entusiasmo dovuto alla bellissima resa cromatica del primo prototipo sono passato allo stress test maltrattando la pipa con fumate continue e prolungate ma l’esito finale è stato sicuramente più che positivo. Il secondo prototipo l’ho dato a Franco Rossi per avere come sempre un parere non solo di un amico ma anche di un maestro. Anche con lui la pipa è stata promossa a pieni voti (abbiamo solo ritoccato il passaggio del foro sul bocchino perchè un po’ troppo stretto per le sue esigenze). Oltre a queste ne ho fatte altre e sembra che tutti i possessori ne siano entusiasti. Sto valutando se inserire, nelle prossime produzioni, un elemento protettivo nel fornello in schiuma o altro materiale completamente naturale.

Esprimi un desiderio! Cosa ti piacerebbe che succeda nel mondo del lento fumo?
Partecipando alla fiera di Cagli ho avuto una bella sensazione: una grande ricchezza di stili e proposte, tanti produttori che hanno in comune una grande passione per la pipa, rispetto per il lavoro degli altri in un ambiente ancora preservato dalla competitività. Tutto questo mi piace e vorrei che non cambiasse. Spero che questa ricchezza continui ad essere coltivata, rinnovata e trasmessa dalle nuove generazioni.
Spero anche di cogliere, insieme agli altri produttori italiani, le nuove opportunità offerte dal mercato globale contribuendo a far apprezzare nel mondo la qualità del Made in Italy. Questo sarebbe per me motivo di orgoglio verso un paese che amo ed una passione ormai inscindibile dalla mia vita.

Un saluto ai nostri lettori!
Un saluto e un grazie a te e a tutti i lettori di “Gusto Tabacco”.
Vi invito a consultare il nostro sito www.reginascarlatta.it ed a seguirci sul nostro profilo facebook “Regina Scarlatta Pipes”.

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