PDR in Tour: conosciamo meglio Abe Flores

Domenica 12 maggio sono stato invitato al primo evento organizzato in Italia per il lancio della linea El Criollito, della PDR Cigars di Abe Flores.
Ho chiesto di partecipare alla prima data, organizzata dal tabaccaio Fabio Ventura che, oltre a essere un rivenditore, è un artista appassionato di questo mondo.
E infatti ha organizzato una giornata che mi rimarrà in mente per molto tempo, grazie alla cura prestata a ogni dettaglio, oltre che per il piacere di esserci stato.

Il luogo dell’appuntamento era il ristorante La Pergola, vicino a Civita Castellana, in provincia di Rieti, a due passi da Roma.

Sono arrivato con un po’ di anticipo e ho subito incontrato Fabio e Alessandra De Simone agente di ITA Agency e responsabile per la distribuzione dei sigari premium.
Tempo qualche minuto e ci ha raggiunto anche Abe Flores, l’ospite d’onore, accompagnato da Enrico Della Pietà, brand manager Davidoff per l’Italia.

Abe si è mostrato fin da subito molto disponibile e alla mano nel chiacchierare con tutti, soprattutto di musica. Poteva non trovare terreno fertile per parlare di musica proprio con me, che sono musicista?
Infatti, durante il pranzo, più che parlare di sigari abbiamo parlato di strumenti musicali perché era seriamente interessato a comprare contrabbassi e altro in Italia, terra di grandi liutai.

Il menù scelto da Fabio è stato veramente eccellente!
Studiato a tavolino insieme allo chef del ristorante, è nato prendendo spunto da un manuale del 1600 scritto dal prelato Benedetto Stella di Civita Castellana in cui tratta dei benefici della pianta del tabacco.
Il libro è molto interessante, Fabio mi ha fatto avere una copia in PDF che vi condivido molto volentieri.
(link per il download Il_tabacco_opera_di_Benedetto_Stella)
Le varie portate, dall’antipasto al dolce finale, erano realizzati con aggiunta di estratti e lavorazioni della varietà Nostrano Del Brenta.
A me è piaciuto molto, del primo ho fatto il bis, del secondo no perché ha messo a dura prova molte bocche buone: è stato servito un taglio di pancetta molto impegnativo!
Il dolce è stato un tripudio di freschezza al palato!

A fine pasto, Abe ha presentato la sua linea di sigari El Criollito.
Per spiegare come crea un sigaro ha fatto un paragone con la musica che ha me è piaciuto molto.
Il sigaro – a suo modo di vedere – è come una composizione musicale di cui un orecchio attento sa riconoscere la struttura, come ritmo e parte melodica.
Per lui, il ripieno del sigaro è come una batteria che dà il tempo e ritmo alla composizione.
A seguire la batteria, arriva il basso che la accompagna e avvolge il tutto come la sottofascia.
Infine, arriva la melodia, la fascia che presenta a tutti la musica.
E’ una cosa a cui non avevo mai pensato, e mi è piaciuta molto.

Abbiamo acceso il sigaro fuori dalla sala da pranzo e Fabio ha pensato bene di abbinare al robusto El Criollito un ottimo porto.
Si vede che è un buongustaio come me!

Nel pomeriggio Abe ha dimostrato quanto la musica abbia inciso nella sua formazione e crescita personale… suonando!
All’evento c’era anche una piccola band per accompagnare la giornata e lui ha prima preso il contrabbasso per suonare un po’, poi è passato alla tastiera e infine ha cantato un suo brano. Se dico “bravo”, dico poco…

A fine giornata, felice per la bella esperienza, ho fatto una breve intervista ad Abe che qui vi riporto dopo aver sbobinato l’audio del mio telefono.

Daniele: Grazie per la disponibilità per questa veloce intervista. Ti vorrei fare una domanda un po’ personale, se posso. Ti ho ascoltato suonare oggi, e sei proprio un bravo musicista. Perché non sei un musicista, ma lavori nel mondo del tabacco?

Abe: Io sono cresciuto in Repubblica Dominicana nei campi di tabacco e caffè della mia famiglia. A me è sempre piaciuta la musica, ma purtroppo vengo da una famiglia molto povera. Ho avuto un solo zio musicista che mi regalò da piccolo una chitarra economica. Con quello strumento ho cominciato a suonare.
A 14 anni, mio padre decise di trasferire la famiglia in America, nel Massachusetts. Nella scuola che iniziai negli USA venimmo divisi per estrazione sociale, i latini da una parte, chi non sapeva l’inglese da una parte… Ero in una classe per chi non parlava bene inglese, la mia maestra proveniva dal Cile, un giorno ci fece andare all’auditorium della musica della scuola e ci disse di prendere uno strumento.
La maestra ci fece mettere in fila per scegliere lo strumento musicale, c’era di tutto: violini, viola, sax, tromba, violoncelli. Ero entusiasta della cosa, ma anche molto innervosito perché pensavo che avrei dovuto pagare lo strumento che avrei scelto.
Quindi mi rifiutai di prendere uno strumento. La maestra mi chiese delle spiegazioni, ma mi rispose che gli strumenti erano prestati gratuitamente dalla scuola così avrebbero potuto insegnarmi a suonare!
Mia sorella scelse il violino, ma a me non piaceva. Quindi preferii il contrabbasso, ma avevo paura perché poi avrei dovuto trasportarlo in autobus pieni di gente ed era molto grande. Alla fine presi il violoncello e con quello tornai a casa.
Appena rientrai a casa, mio padre si preoccupò subito perché pensava fosse da pagare, ma gli spiegai subito che era in prestito da parte della scuola. Lui chiamò la scuola per averne conferma.
Quindi iniziai a studiare con uno dei migliori professori della scuola che mi diede tutte le basi per suonare il violoncello. Un anno, nello stato del Massachusetts, ci furono delle selezioni per l’orchestra nazionale degli studenti delle scuole superiori. Ogni scuola del Massachusetts eleggeva il migliori studenti per poi andare alla selezione per far parte dell’orchestra giovanile. Dopo tre anni di studio venni selezionato per l’orchestra.
In quel momento cominciai a dire che volevo fare il musicista perché era la mia passione: il mio miglior amico, musicista anche lui, mi chiese di suonare anche il basso che mi prestò. Quindi cominciai a studiare anche questo strumento.
Entrai in una piccola band musicale in cui mi venne chiesto di cantare, ma non ero molto convinto all’inizio perché il mio accento dominicano era tremendo da ascoltare, mi domandavo come avrei fatto a cantare in inglese generi musicali come il rock, jazz, blues, country. Ma gli amici insistettero perché io cantassi.
A me piaceva anche suonare, così cominciai a mettere da parte un po’ di soldi per comprarmi il mio basso.
Con una borsa di studio del conservatorio del Massachusetts andai all’Università di Boston ed entrai in orchestra. Ma quando arrivai lì, i soldi della borsa di studio non comprendevano il violoncello come nella prima scuola. Quindi non avevo più uno strumento perché l’avevo restituito e l’università non me ne passava uno.
Con quella borsa di studio avrei potuto anche iniziare un corso di arte e fotografia: non avevo i soldi per permettermi uno strumento buono, quindi rinunciai allo studio della musica.
Inoltre mio padre si oppose anche al corso d’arte perché voleva che studiassi per avere un lavoro “serio, normale” come il medico, l’avvocato.
Quando diedi indietro il violoncello da studio che avevo, fu l’ultima volta che suonai quello strumento.
Decisi di cambiare in arte e grafica digitale perché erano i primi anni di internet.
La musica rimase una mia passione, ma mi concentrai in altri studi.

D: Ma dal mondo della grafica digitale al tabacco come ci sei arrivato?

A: Sono stato sempre un fumatore di sigari da bravo dominicano ed ero in America proprio nel periodo del boom del tabacco. Mio cugino mi portava sigari dalla Rep. Dominicana che io fumavo spesso, e cominciai a rivendere questo tabacco per guadagnare qualcosa. Quei soldi mi servivano per comprare strumenti musicali.
Ma con l’arrivo di una crisi economica, primi anni 2000, mi trasferii a New York per provare ad avviare una carriera come musicista. Cominciai a girare per vari studi di registrazione, ma non riuscii nell’impresa.
Quindi pensai di provare nel settore del tabacco e tornai in rep. Dominicana e andai alla fabbrica de La Aurora. Li chiamai, mi presentai, ma mi dissero che non avevano nessun tipo posizione aperta per assumermi, neanche come apprendista.
Trovai in America un’azienda che cercava un programmatore, la Tinder Box, che si occupava di distribuzione di tabacco su 350 punti vendita.
Ero al posto giusto, al momento giusto: mi chiesero se mi piaceva il tabacco e dissi “certo, sono cresciuto nei campi di tabacco”, parli spagnolo? “certo sono dominicano”, sai fare siti internet? “certo, ho studiato per questo, è la mia professione”. E così iniziai a lavorare per Tinder Box in Pennsylvania.
Ero un tecnico programmatore per loro.
C’era un responsabile che si occupava della scelta dei tabacchi da distribuire in America, però questa persona aveva una mentalità chiusa e non conosceva così bene il tabacco e non era appassionato come me.
Io ero convinto si potesse fare di più, vedevo margini di miglioramento, ma non potevo far nulla.
Il mio ufficio aveva l’ingresso prima di quello del direttore commerciale quindi la gente passava e si presentavano prima da me, chiedendomi chi fossi. Mi presentavo come tecnico programmatore e come appassionato fumatore, nacque così un’amicizia con alcuni titolari di diverse manifatture.
Loro mi dissero “guarda, tu sei molto più bravo del direttore commerciale, e noi vogliamo trattare con te”.
Un giorno mi decisi e andai a parlare con il titolare dell’azienda: gli dissi che io avevo bisogno solo di un assistente per sviluppare il suo business in un modo migliore di quello attuale. Gli chiesi di farmi diventare responsabile commerciale.
Naturalmente il titolare mi fece notare il suo responsabile commerciale lavorava per lui da vent’anni e sapeva moltissimo di tabacco, quindi io non potevi saperne di più.
Risposi che non ero io a dirlo, ma gli operatori delle diverse manifatture. Gli proposi di chiamare a caso alcune di queste manifatture per verificare quello che dicevo e se preferivano trattare con me o con il vecchio direttore commerciale.
Tutti i distributori gli confermarono che volevano lavorare con me!
Il vecchio direttore commerciale fu licenziato e presi io il suo posto.
Cominciai così a scegliere i sigari da vendere negli USA e a viaggiare molto per trovare i tabacchi migliori. Andai in Nicaragua, Honduras, Rep. Dominicana e creai ottimi rapporti con tutte quelle famiglie cubane che lavoravano il tabacco, come Plasencia e altri.
Questi mi fecero provare i vecchi sigari di tradizione cubana, provai Partagas e Romeo Y Julieta della “vecchia” Cuba.
Già conoscevo i sistemi di lavorazione, invecchiamento e fermentazione del tabacco, ma non sapevo nulla di tecniche di miscelazione.
Provai a creare delle linee esclusive per Tinder Box e iniziai la distribuzione di altri sigari più adatti al mercato americano, grazie alle mie scelte triplicai il fatturato dell’azienda da 3 milioni a 10 milioni di dollari.
Mentre ero ancora dipendente della Tinder Box, iniziai a conoscere tutto il gotha del mondo del tabacco, le persone e le aziende più importanti, e da loro imparai qualcosa e feci tesoro dei loro segreti.
Tutto questo a 28 anni, ma non mi bastava.
Grazie a questa esperienza e passione, cominciò in me a nascere il desiderio di essere un uomo libero e indipendente con il lavoro, volevo essere un imprenditore, sapevo che avrei potuto innovare il mercato del tabacco e fare qualcosa di mio.
Sono stato sempre un grande appassionato dei sigari cubani e della vecchia tradizione.
Il primo tabacco che comprai era di Leo Reyes, grande produttore della Rep. Dominicana e specialista di varietà cubane. Andai da lui a scegliere i tabacchi e chiesi da Leo Reyes la provenienza del suo Criollo che mi piaceva molto, e lui mi disse Pinar Del Rio.
Poi chiesi la stessa cosa per l’Habanos, e la risposta era sempre Pinar Del Rio.
Tutto era di provenienza di sementi del Pinar Del Rio.
Capii che il tabacco che piaceva a me proveniva da una specifica zona di Cuba e decisi che la mia azienda avrebbe portato il nome del Pinar Del Rio: PDR.
Quando iniziai la mia produzione di sigari usai tutto quello che potevo della tradizione della vecchia Cuba, quindi feci i primi viaggi nella Grande Isla.
Al mio ritorno volevo realizzare sigari che avessero una base di tradizione cubana come la tecnica di arrotolamento entubado e la chiusura del sigaro con tre giri di capa, ma con lo stile dominicano.