arte espressionismo

Giunti alla metá del secondo decennio del ventunesimo secolo, cerchiamo calore e riparo dal grigio diluvio salutistico odierno, spirando fumo di tabacco e vagheggiando.

In pochi secoli, la sacra pianta conquistó l’orbe terracqueo: volute di fumo spesso si levarono verso il cielo, quasi a volerlo ammantare tutto di nebbie profumate; poi, lenta e inesorabile, la paura partorí i suoi mostri e l’umanitá prese a indulgere al canto delle sue cieche sirene. I divieti si fecero strada e la luce della ragione spazzó via le romantiche nebbie, a suon di numeri, statistiche e diagnosi: e cosí molti fumatori morirono dal ridere al suono del divieto. Ció che per secoli era stato consolazione e abbraccio, eccolo di colpo mutato in nemico spaventevole e carnefice intollerabile: da erba santa a erba maledetta, il tabacco fu vituperato e insozzato dalla morale positivista. Una morale che, lungi dall’affondare le proprie radici nell’altrove, si fonda tutt’oggi sul numero, sulla irragionevole ragionevolezza umana: ecco che le cifre si sono fatte parametro sacralizzato, senza che alcuno si sia erto in difesa del tabacco e dell’uomo che lo spira. Il senso di colpa dapprima si affiancó all’edonismo, e poi lo soverchió: ecco che, oggi, il mondo interamente illuminato risplende di trionfale sventura. Ma, a dispetto di ogni profezia, pochi adepti della sacra erba ancora resistono!

I nemici non riescono a mettere completamente in scacco i fumatori, pur se questi ultimi sono ormai quasi irrimediabilmente corrotti dalla religione del nemico: l’idolatria del numero, della ratio, ipostatizzata nel senso di colpa e nell’angoscia. Sono divisi, fiaccati, sospettosi l’uno dell’altro, segretamente colpevoli e, per nobilitare la loro arte agli occhi dei censori, scimiottano stolidamente idiomi estranei a essa.

 

Di questo discutevamo, a notte fonda, mentre la fioca luce dell’unica lampada accesa nella stanza pareva in procinto di soccombere, tramortita dalla nebbia che saliva dalle nostre pipe, dai nostri sigari e sigarette. Ragionavamo – ecco il nostro errore – di tabacco, sino a che uno di noi, infervorato, comprese e, nella bruma, ci indicó la strada: «Un servo é l’uomo quando pensa, un dio quando sente», proclamó col volto contratto in un’espressione indescrivibile.

Ebbe allora i suoi natali il nostro manifesto, semplice e snello, veloce e limpido come una teogonia.

Ci eravamo lasciati conquistare dall’ideologia del nemico: ora, liberi nell’istante, é giunto il tempo di porvi usbergo!

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Del tabacco non si ragiona, dal tabacco ci si lascia contagiare: per il tabacco si ride, si soffre, si gioisce, ci si strugge.

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Non usiamo cifre, arma dei nostri nemici, nelle nostre opere: a esse preferiamo parole e verbi, costrutti e avverbi, al limite il tratto e la musica, capaci di evocare ed esprimere emozioni.

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Le cifre misurano parametri oggettivi: la dimensione e il peso oggettivo non ci interessano, non hanno per noi alcuna rilevanza. Noi crediamo nell’universale soggettivitá e nella comunicabilitá, nell’espressione e nella condivisione di essa.

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La qualitá del tabacco non é misurabile: la qualitá della fumata é rappresentabile poieticamente. Non dicere, sed facere.

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Fumare con la penna in mano é come giacere con una donna tenendo l’orologio sempre sott’occhio, per tema di una risibile prestazione.

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Scrivere del tabacco sia una poesia piú che una prosa: non sia spiegazione, ma espressione.

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I devoti al tabacco non imitino studiosi o scienziati, ma siano fratelli dei pittori e dei poeti.

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Il fumo consapevole é come l’analisi grammaticale di un testo poetico: assassinio. Noi teorizziamo il fumo istintivo e inconsapevole.

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I nostri scritti sul tabacco prendono a modello odi e inni, non trattati agronomici e autopsie gustative.

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A cardamomo, pepe, cuoio e simili, noi opponiamo gaiezza, severitá, vetustá e simili: noi crediamo nel primato dell’espressione sulla descrizione.

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D’un tratto, mentre il chiarore dell’alba cominciava a farsi strada tra i listelli delle imposte abbassate, mentre quella luce riverberava sulla nebbia profumata che ammantava la stanza, lieti e col petto gonfio di fierezza, tutti noi sentimmo, tutti noi fumammo.

E la strada nebbiosa si fece nuovamente oscura e ammantata di segreti.

Maurizio Capuano

Il tabacco in quasi tutte le sue forme mi accompagna sin da ragazzino: fumatore per vizio e per passione, coltivo una grande passione per la scrittura, la musica colta e la letteratura, ma anche per la birra, i whisky, i bourbon e le grandi mangiate.

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