Una lettura consigliata a tutti gli amanti del tabacco

«Giovanotto che ancora non fumi […], vorrei agevolarti la strada verso quest’arte difficile, i cui inizi son irti di mal di testa e debolezza di stomaco. […] Non attaccarti subito alla pipa di terracotta, ingrommata o meno, né ad alcuna pipa o al sigaro: […] è dalla sigaretta che devi iniziare».

Sotto il grigio diluvio salutistico odierno, il libero fumatore pare ormai una specie destinata all’estinzione: minacciato dal divieto, biasimato e scacciato, l’amante del tabacco si trova spesso a dover fare i conti anche con la propria coscienza, con quel sottile, strisciante senso di colpa instillatogli da una società sempre più ipocondriaca. Momenti, questi, in cui è gradito il conforto di un amico fumatore, alleato più che complice. Quando il presente ci è avverso, anche la storia potrebbe ridarci la fiducia, se non la forza di reagire ai soprusi che affrontiamo ogni giorno: purtroppo, però, le pubblicazioni storiche riguardo al tabacco sono rare, specialmente quelle che descrivono in modo veritiero, ma leggero e senza inutili pedanterie, la fumosa vita quotidiana di tempi migliori. Così, rinchiusi in biblioteche polverose, i testimoni tacciono e vengono dimenticati.

Non potevamo dunque non segnalare una felice eccezione: la casa editrice Armillaria, infatti, ha dato recentemente alle stampe la traduzione, a cura di Mara Bevilacqua, de La Fisiologia del Fumatore di Théodose Burette, un testo che vale senz’altro la pena di leggere.
Quando le physiologies sono apparse in Francia, il contesto storico era, almeno per certi versi, simile al nostro: da un lato, la Carta Costituzionale del 14 Agosto 1830 sanciva il «diritto di pubblicare e di fare stampare le proprie opinioni» e prometteva che «la censura non potrà mai essere ristabilita», ma, d’altro canto, la monarchia francese varava norme sempre più restrittive allo scopo di soffocare  ogni critica. Ebbene, anche se, oggi come allora, siamo tutti liberi di esprimere le nostre opinioni, le voci che si alzano a difesa del tabacco sono roche, flebili, si perdono tra le volute di fumo e, inascoltate, finiscono per soccombere agli strepiti di medici, moralisti e burocrati. Con la Direttiva Europea contro il tabacco in arrivo e in attesa di tempi migliori, ammesso che giungano, a noi fumatori non resta che guardare indietro, al tempo in cui si diffondevano, appunto, le physiologies.
Sono scritti fintamente dotti ma sagaci e ironici, che trattano, con pungente polemica, i più disparati argomenti e che ci forniscono oggi autentici spaccati della società francese dell’Ottocento: poteva mancarne uno dedicato all’erba di Nicot, il tabacco?
Leggendo il piacevole scritto di Burette, letterato di chiara fama, scoveremo verità valide anche al giorno d’oggi – «il tabacco è il sostegno più stabile del governo costituzionale […], tutti i francesi che non fumano altro non sono che cattivi cittadini: sottrarsi alle imposte indirette è un furto alla massa» –, perle di saggezza, espresse in forma di motto – «l’amore è chiacchierone e la diffidenza ha buon naso. Sventura alla donna il cui amante fuma, se suo marito non fuma!» –, slanci lirici – «il tempo fa passare l’amore; l’amore fa passare il tempo; Il tabacco fa passare l’uno e l’altro» – e molto altro.
Sarà particolarmente interessante confrontare le idee dell’autore intorno a tante piccole questioni legate all’arte del fumo con le nostre: basti pensare che questo testo è stato scritto ben prima che si diffondessero le pipe di radica, quando ancora si utilizzavano quelle in terracotta o, al piú, in schiuma di mare. Allo stesso modo, sarà istruttivo leggere le riflessioni di Burette, invero ben documentate, su problematiche quanto mai attuali, come la gestione pubblica del tabacco e il regime di monopolio, o sulle diverse varietà: chi ama i trinciati naturali, per esempio, si divertirà a leggere l’opinione dell’autore, ovviamente benevolo, sullo Scaferlati Caporal, orgoglio francese già allora. Infine, il fumatore di pipa troverà forse una risposta a un annoso interrogativo: quale tabacco vi si deve fumare di preferenza?

Per quanto concerne i sigari, sarà interessante spulciare questo testo alla ricerca di riferimenti alle tipologie di foglie adoperate per il loro confezionamento e alle modalità di conservazione: un buon sigaro, sostiene l’autore, «deve presentare le necessarie condizioni di secchezza e, non fosse per la paura di passare per aristocratico, raccomanderei di fare provvista di sigari per dare all’aria il tempo di agire sull’umidità e di conferire al tabacco un aroma perfetto». Burette, d’altro canto, sapeva bene che «un sigaro fresco non è mai buono, ha bisogno d’esser frollato (sic!): è perfetto quando il verme si degna di smangiucchiarlo».
Diverse epoche, problemi simili, soluzioni diverse.

Tuttavia, questa Fisiologia, agile quanto dotta, ironica quanto polemica, potrebbe rappresentare anche qualcosa d’altro: il fumatore solitario troverà forse uno scritto che, parafrasando Goethe, gli «sia amico, se per colpa o sfortuna non ne trova di più intimi». Per gli amanti del tabacco, la nostra è senz’altro un’epoca sfortunata.

Completano questa felice iniziativa editoriale il testo originale francese della Physiologie, un’interessante Prefazione su questo genere letterario, un sostanzioso apparato di note e un Dispetto di Massimo Roscia, davvero godibile.
Disponibile in edizione cartacea, acquistabile online o in libreria per € 12, e in ebook a soli € 4.99, La Fisiologia del Fumatore è una lettura che ci sentiamo di consigliare caldamente.
Auspichiamo che Armillaria prosegua su questa strada: sono molti i classici del fumo che meriterebbero di essere riscoperti.