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Miti nel fumo: FRED BUSCAGLIONE

Vi sono posti nel mondo che a volte non bastano, e probabilmente Torino era uno di questi per Fred Buscaglione, nome d’arte di Ferdinando Buscaglione.Torino non è l’America, anzi, nel dopoguerra la città è solo un ammasso di macerie, un posto da ricostruire come tanti in Italia, lontana migliaia di Km dal pensiero e dal sogno Americano. Fred però ha talento, e nelle sue vene scorre Jazz. La musica suonata nelle topaie di città come New York o Chicago, nei locali malfamati allagati di Whisky, carichi di fumo, con bambole incipriate, e gangster spietati. Inizia presto Fred Buscaglione a esibirsi. Ancora adolescente si esibisce come cantante Jazz nei locali della città, e come polistrumentista suona anche diversi strumenti: contrabbasso, violino, pianoforte e tromba. Durante la guerra è fatto prigioniero dagli americani. Lì il suo talento è notato, così viene fatto entrare nell’orchestra della radio alleata di Cagliari.

Questo gli permise di continuare a fare musica e di sperimentare i nuovi ritmi che venivano dagli Stati Uniti. Finita la guerra Fred, però non butta via l’esperienza accumulata, e una volta tornato a casa, comincia a fare una vita vagabonda. Come un cane randagio si sposta da una parte all’altra per gli spettacoli, perché il jazz è dentro di lui, e nelle ossa il ritmo della musica si fa sentire, sempre più forte, sempre di più.

Nel 1946 Fred comincia a frequentare l’amico Leo Chiosso, e con lui comporrà le prime canzoni. I pezzi sono strani, sono lontani dall’immaginario della musica italiana dell’epoca, quasi tutte infatti, parlano dell’America e del mondo dei gangster di New York e Chicago. Un mondo zeppo di alcool, fumo e donne facili, un mondo di “Bulli e Pupe”. Fred vestendosi come un gangster, (doppio petto gessato, cappello largo, baffi) si cala perfettamente nel personaggio.  Crea così dei brani (Che bambola, Teresa non sparare, Eri piccola così, Love in Portofino) che lo porteranno ad avere seguito su tutto il territorio nazionale. Verso la fine degli anni ’50 Fred Buscaglione è un uomo di successo, artista di spettacolo dei più richiesti, e non solo come cantante.

Come tutti i miti però Fred nel 1960 muore tragicamente in un incidente d’auto, mentre stava tornando al suo hotel dopo uno spettacolo in un night della capitale. La sua Ford Thunderbird color lilla, giunta all’incrocio fra via Paisiello e viale Rossini, nel quartiere romano dei Parioli, si scontrò con un camion  Lancia carico di porfido, guidato da un  giovane che tentò di portarlo in un ospedale, vanamente purtroppo, perché  Fred il “gangster del Jazz Italiano” era già spirato.

Qualche giorno prima di morire Fred Buscaglione disse:
Prima che la gente mi volti le spalle, Fred il duro sparirà, ed io tornerò ad essere solo Ferdinando Buscaglione“.

 

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