sigarette esportazione

Ho iniziato a fumare piuttosto giovane, forse troppo, ma tant’é: a tredici anni giá armeggiavo con pacchetti di sigarette e accendini; a quindici con toscani e tabacchi da pipa… Per quanto riguarda questi ultimi, non avevo nessuno con cui confrontarmi, se non un mio amico coetaneo che ne capiva quanto me: Internet era appannaggio di pochi e il mio tabaccaio alla periferia di Torino era tutt’altro che un esperto. Inutile girarci intorno: accendere una sigaretta era un gesto molto piú semplice e naturale! In quel periodo, poco oltre la metá degli anni Novanta, le cose andavano diversamente rispetto a oggi: fumare in un bar dopo un caffé era un gesto naturale del quale nessuno si sarebbe mai permesso di lamentarsi; le scritte mortifere sui prodotti del tabacco, benché presenti, erano pressoché invisibili, se non in trasparenza; le multinazionali americane, inglesi e giapponesi erano a un passo dal conquistare il mercato delle bionde, ma il Monopolio era ancora in piedi, gran parte delle sigarette italiane venivano prodotte in Italia (le estere su licenza) e, soprattutto, esisteva varietá. Si potevano fumare le Nazionali o le Esportazione italiane, magari godersi le Gauloises e le Caporal francesi, passando – perché no? – alle sigarette inglesi a base di virginia: i prodotti avevano un’impronta territoriale vera, non di semplice facciata, e i sapori erano molto piú variegati.

John Player SpecialPoi, lentamente, ma inesorabilmente, le carte in tavola sono state rimescolate e il mazzo é passato di mano: tra divieti, standardizzazioni, propaganda e privatizzazioni l’American Blend ha vinto e le differenze si sono appianate. L’avvento dei privati in luogo dei vetusti Monopoli di Stato, lungi dal diversificare ulteriormente, ha invece creato un oligopolio, limitando molto la varietá. Ma sto divagando… All’inizio della mia carriera di giovane fumatore, vuoi per gusto, vuoi per risparmiare, fumavo Nazionali o Esportazione: ricordo bene quel fumo acre, corposo e caratteristico. Ho amato anche le francesi: le Gauloises Blondes erano piú costose delle Filtre, ma tanto piú buone… E le John Player Special? Le ricordo dolci, ma di certo non ruffiane… Persino le Marlboro, oggi ridotte a mero dispensatore di sigarette cigarette american spiritnicotina,avevano ancora il loro perché. Ho goduto diquasi una decina d’anni di ottime sigarette e di questo sono felice: il gusto di tabacco era protagonista e soverchiava senza problemi il sapore della carta. Cosí, ho affumicato i bar fin dal mattino, ho fumato nei bagni della scuola durante gli intervalli o ai cambi d’ora, per lenire le giovanili pene d’amore, per festeggiare traguardi importanti, per calmare i miei bollenti spiriti di adolescente tormentato o anche nell’inutile tentativo di porre rimedio alle prime sbronze… Avevo un pacchetto di sigarette sempre in tasca. Poi, le cose cambiarono: vi fu una prima standardizzazione dei valori di condensato e nicotina, in seguito il condensato divenne catrame, spuntó il monossido di carbonio e i pacchetti furono deturpati da scritte ben leggibili… Qualcosa era cambiato, me ne accorsi in fretta. Tutto sommato, peró, anche se appiattite, le sigarette mi davano ancora qualche soddisfazione, anche se ne fumavo sempre meno, preferendo i sigari. Dopo non molto tempo, forse un paio d’anni, venne in mio soccorso la Camel: le Camel Natural Flavour sapevano di tabacco piú delle altre in circolazione. Ne fumai a stecche, poi sparirono, per ricomparire come Essential. Non erano piú le stesse.

sigarette nazionali italiaMentre intervenivano questi cambiamenti, sigari e pipa erano ormai protagonisti della mia vita di fumatore e, a seguito forse di una seconda standardizzazione, finii per non acquistare piú sigarette, schifato. Smisi semplicemente, senza tanti patemi. Era, se ricordo bene, il 2007. Da allora, ci sono indubbiamente stati momenti di nostalgia, anche se non la definirei astinenza: non ho mai rinunciato alla nicotina, in fin dei conti. Sigari e pipa la facevano da padroni, fin quando buttai a mare con esecrazione anche i toscani, ma questa é una storia che ho giá raccontato. Mi perdetti cosí nel meraviglioso mondo della pipa e i suoi tabacchi. Saltuariamente mi capitava di accettare una sigaretta da qualcuno, ma mi pareva di fumare carta, e basta…

Recentemente, un annetto fa, ho ritrovato la via del toscano grazie all’Ambasciator Italico, ma devo ammettere che, in certi momenti, magari non felici o tranquilli, il mio pensiero correva alle amate bionde perdute. Tuttavia, al di lá di qualche pacchetto cubano portato dagli amici di ritorno dall’Isla (sono forse l’unico a chiedere come souvenir pacchetti di sigarette piuttosto che sigari), non ne ho piú acquistate. In effetti, conoscevo le Natural American Spirit, un prodotto di ottimo livello: il tabacco per le sigarette di questa marca vendute in Europa é lavorato su licenza dalla Planta Tabak di Berlino, fabbrica di tabacchi da pipa che, peraltro, ho avuto il piacere di visitare a Settembre. Pur riconoscendone la qualitá, peró, non mi hanno mai conquistato. Troppo leggere, di poco corpo e, in generale, non di mio gusto, ancorché oggettivamente buone. Quest’inverno, invece, ho apprezzato molto le S’Isula, sigarette prodotte dalla Sa Folla srl e composte interamente da tabacco sardo: di buon corpo, gustose e soddisfacenti, hanno il difetto di essere scomparse dal mercato alla velocitá della luce. Ma, nonostante tutte queste vicissitudini, la mia é una storia a lieto fine.

sigarette puebloNon molti mesi fa, ho trovato quello che cercavo fumando, senza neppure troppa convinzione, le Pueblo, prodotte dalla Pöschl Tabak. Sigarette sincere, forti al punto giusto e di ottimo gusto, finalmente! Le sigarette di qualitá esistono: l’uso di un buon tabacco, unitamente a un blend studiato bene, non é esclusivo appannaggio dei tabacchi da pipa. Non ho mai amato rollare in cartina in quanto trovo che si perda l’immediatezza caratteristica delle bionde, ma so che esistono ottimi trinciati da rollo (ad. es. i Mac Baren): tuttavia, il RYO non fa per me. Tra le sigarette preconfezionate, invece, le Pueblo sono le mie preferite perché sanno di tabacco e non di carta.

Ora, se nell’arco della giornata desidero ritagliarmi una decina di minuti per zittire il brusio del mondo o se decido di lambire i miei ricordi, senza perdermici fumando per un’ora, non sono piú solo: ho di nuovo il mio pacchetto con me. Ebbene, consiglio le Pueblo a tutti coloro i quali non rinnegano il piacere di fumarsi una sigaretta quando ne hanno voglia e sanno apprezzare il buon tabacco in tutte le sue forme, schivando gli strali dei salutisti e di certi fumatori un po’ troppo snob.

 

 

Gauloises Blondes