Qualche settimana fa, l’amico Daniele ha scritto un pezzo che deve aver in qualche modo fatto breccia nel mio inconscio.
Un paio di giorni dopo averlo letto, infatti, mi son ritrovato tra le mani un pacchetto di sigaretti.
Ma andiamo con ordine.

Come molti di voi ricorderanno, c’è stato un tempo, non tanto lontano cronologicamente, ma distantissimo culturalmente, in cui i diritti dei fumatori erano tutelati.

Il divieto di fumo era applicato ove aveva senso applicarlo, ma in svariate occasioni era possibile accendersi una sigaretta senza problemi. Si poteva fumare in molti bar, anche se non in tutti e la scelta spettava, com’era giusto che fosse, al gestore; si poteva fumare in certi ristoranti, dopo cena; non lo si poteva fare in metropolitana o sui mezzi pubblici, ma in compenso sui treni era lecito, negli appositi scompartimenti.
Solo a distanza di anni mi rendo conto di quanto fosse democratica e rispettosa della libertà di tutti quella politica: spesso ci si rende conto dell’importanza di certe piccole libertà solo quando ci vengono tolte. Sta di fatto che, quando ero ragazzino, sui treni era consentito fumare: questa libertà, tuttavia, non era incondizionata.
Nessuna norma proibiva di accendersi un toscano nello scompartimento fumatori, ma la cosa era spesso malvista dagli altri passeggeri, il più delle volte ignoranti.
La pipa era in genere più tollerata, specialmente se caricata a Clan o altri aromatizzati.

Nel 1999, quando ormai fumavo già da qualche tempo, frequentavo il liceo e, come ogni anno, la mia classe partì per una gita scolastica: destinazione Napoli.
Per me e i miei amici questi giorni di libertà erano giorni dedicati al tabacco, nel senso che approfittavamo dell’assenza dei genitori per fumare come pazzi.
Non facevamo solo quello, per carità, ma non vorrei andare fuori tema…
Oggigiorno queste cose sono diventate politicamente scorrette, mentre sono tollerate abitudini adolescenziali forse anche più pericolose, ma all’epoca non era così strano.
Prima di partire, mi recai dal tabaccaio: oltre alle sigarette e a un paio di toscani (rigorosamente sfusi) avrei voluto qualcosa d’altro.
Di portare la pipa in giro per l’Italia non se ne parlava perché avevo ancora poca confidenza con lo strumento, ma sapevo che fumare il toscano in treno sarebbe stato motivo di discussioni: fu così che acquistai per la prima volta i sigaretti Moods.
Il mio tabaccaio di periferia me li vendette come sigarette un po’ più forti e che duravano di più, ma non accennò altro.

Ne acquistai un pacchetto e li portai con me.

Ricordo che, appena salito sul treno, la prima cosa che feci fu aprire la scatola e accenderne uno: quel sapore dolciastro piacque al mio giovane palato e, nonostante fossero privi di filtro, i Moods si lasciavano aspirare senza particolari problemi.
Mi piacquero forse solo perché erano diversi da qualsiasi cosa avessi mai fumato prima, forse mi piacque il pacchetto o le scritte che recava, che vagheggiavano di paesi lontani, non so, ma sta di fatto che mi parvero quasi una via di mezzo tra la sigaretta e la pipa.
Beata gioventù…
Ricordo che gli altri viaggiatori non furono infastiditi e, anzi, qualcuno ne apprezzò il profumo.

Il pacchetto arrivò a Napoli ormai vuoto, anche grazie ai compagni scrocconi, e, tra un pacchetto di sigarette (di contrabbando, altri tempi) e l’altro, ne acquistai uno di Moods per il ritorno.
Da allora, mi hanno accompagnato in ogni viaggio in treno, almeno fino a quando è stato possibile fumare.
Oggi, per lunghe percorrenze, uso il tabacco da fiuto.

Sta di fatto che, qualche giorno fa, dopo anni passati senza neppure notarli sugli scaffali dei tabaccai, ne ho acquistato un pacchetto.
Oggigiorno ce ne sono di diversi tipi (con o senza filtro, con aromi diversi), ma ho riconosciuto subito i miei sigaretti da viaggio in mezzo agli altri.
Chi mi conosce lo sa: alle volte il passato torna a farmi visita e quasi sempre le mie madeleine hanno a che fare col tabacco.
Non ho potuto fumarli in treno, come un tempo, ma quando ho acceso uno di quei Moods ho ritrovato quel sapore dolce, ruffiano assolutamente immutato: senza dubbio niente più di questo, ma quel sigaretto mi ha cullato nei miei ricordi quanto una canzone d’amore dimenticata, che attende inascoltata da molti anni.

Ho riassaporato, così, tutto l’agrodolce sapore dei miei viaggi giovanili.

Non ho più contatti coi miei compagni di classe scrocconi, salvo uno che la pensa come me: siamo piuttosto sicuri che questi sigaretti abbiano in qualche modo segnato la nostra generazione molto più di quanto abbiano fatto film o videogiochi.