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Siamo lieti di pubblicare su GustoTabacco la traduzione di un articolo apparso su «Le livre de la pipe 2005-2006», edito dalla Académie Internationale de la Pipe, dedicato allo Scaferlati Caporal, il famoso Gris.
Un ringraziamento agli autori, René Delon e Philippe Gouault, per i loro studi e per averci fornito il permesso di pubblicare questa traduzione e riportare le illustrazioni.
Ringraziamo inoltre Angelina Vinciguerra e Nicolas Stoufflet di http://www.pipegazette.com/.

«IL GRIS», UN MITO?

Introduzione
Il «Gris», il «Gros cul» o più semplicemente lo «Scaferlati Caporal Ordinaire» è senza dubbio uno dei più antichi tabacchi conosciuti, mentre solo nel 1871 l’amministrazione comincia a produrre un «Caporal Supérieur». L’appellativo «Caporal» indica una qualità di tabacco «leggermente superiore» rispetto agli Scaferlati comuni. Si tratta di una miscela caratteristica di gusto francese, costituita principalmente di tabacchi bruni essiccati naturalmente all’aria. Il pacchetto grigio da 40 grammi, relativamente poco mutato nel tempo, è diventato un mito.

Le origini

Impiegato in vari modi nella maggior parte dei prodotti da fumo, lo Scaferlati (tagliato in filamenti più o meno lunghi e intricati) è un tabacco trinciato, distinto dai tabacchi tritati finemente o dai râpés. Viene fumato soprattutto in pipa, ma entra anche nella composizione di alcune sigarette e di certi sigari o sigaretti. Nel 1811, al ripristino del monopolio, è consentita la fabbricazione di tre tipologie di tabacchi: il tabacco da rollo, il tabacco da fiuto e lo Scaferlati, solo la manifattura di Morlaix mantiene nel corso della sua storia la produzione di tabacco da mastico, da fiuto e da fumo (L. Fièvre, Les Manufactures de tabacs et d’allumettes. Presses Universitaires de Rennes , 2004).
In Francia, gli Scaferlati «Maryland», «Vizir», «Virginie», «Levant ordinaire», gli Scaferlati stranieri o Supérieur (Caporal supérieur), lo Scaferlati ordinaire (Caporal), lo Scaferlati «de troupe», «d’hospice» o «de cantine» e gli Scaferlati locali sono i più antichi.
Con il termine «Caporal» ci si riferisce agli Scaferlati di tabacchi bruni di tipo francese, essiccati naturalmente all’aria, in opposizione ai tabacchi gialli di provenienza orientale, essiccati al sole, e ai Virginia biondi, essiccati con l’ausilio di aria calda. Il «Caporal», lo Scaferlati tipico prodotto dai Monopoli francesi, è composto da tabacchi locali, tabacchi algerini e tabacchi esteri. La sua composizione non è fissata in modo rigoroso, bensì dipende dall’entità variabile dei raccolti, dalle vicissitudini produttive e dal mercato internazionale.

La composizione e il procedimento di fabbricazione di questo tabacco è descritta nel dettaglio in un documento del 1820, ove si precisa che lo Scaferlati Caporal è composto da:
  • 40% di foglie di provenienza estera (Virginia o analoghi),
  • 60% di foglie di provenienza locale, di cui:
    30% provenienti dalla raccolta di Pas-de-Calais del 1819,
    25% provenienti dal Bas-Rhin,
    5% del Nord (mercato de Lille)

Nel 1947, nello Scaferlati Caporal erano invece presenti:

  • 50% di tabacchi di produzione estera, di cui:
    5% di Kentucky,
    10 % di Brasil Bahia,
    30% di varie annate,
    5% di algerini.
  • 50% di tabacchi di produzione locale, di cui:
    17% di Dordogne, Est-Sud-Est,
    6% di Gironde,
    13% di Lot e di Lot-et-Garonne,
    6% di francesi di diverse annate,
    8% di alsaziani.

La percentuale di tabacchi francesi è diminuita ulteriormente nella composizione odierna: inoltre, si noti che già nel 1947 il prodotto poteva contenere coste di foglia, seppur in percentuale non superiore all’11%.
La composizione dello Scaferlati Caporal è cambiata molte volte e la percentuale di tabacchi esteri è aumentata, mentre quella di tabacchi locali è diminuita: nel 2003 il Caporal è così composto da un 46% di tabacchi bruni stranieri e dal 23% di tabacchi francesi. Per addolcire il gusto, vengono aggiunti tabacchi orientali (8%) nella miscela, così come coste e tabacco ricostituito.
I tabacchi «Caporal» rappresentano il gusto francese, caratterizzato da una tipica acredine, dall’amaro, dalla forza, dall’impatto, ecc. Gli orientali, per parte loro, arrotondano un poco l’impatto e la forza dei nostri tabacchi, mentre le varietà estere fanno parte della tipologia francese, pur essendo più o meno forti.
Lo Scaferlati Caporal ha un taglio di 1 mm, solo leggermente più spesso dello Scaferlati da sigarette, ed è condizionato al 18% di umidità.

Il confezionamento
All’inizio del regno di Napoleone III , il tabacco râpés che alcuni fumatori acquistavano in «carotte» per caricare le loro pipe è ormai quasi scomparso: la vendita di Scaferlati, ossia di tabacco trinciato, si sviluppa invece rapidamente. Valeva allora 8 franchi al chilo.
Fino al 1863, i vari Scaferlati erano venduti solamente in pacchi da 500, 200 e 100 grammi. A partire da quell’anno si decide di venderlo in pacchetti cubici da 40 o 50 grammi: viene così creato il pacchetto del Caporal, che esiste dunque da più di 142 anni.
Inizialmente, i pacchetti erano fabbricati adoperando un mandrino quadrato, ma nell’agosto del 1890, l’amministrazione apre un credito di 600 franchi per completare e collaudare il primo macchinario per impacchettare lo Scaferlati in confezioni da 40 grammi. A novembre dello stesso anno la macchina inventata da Emile Belot sforna 10 pacchetti al minuto e nel luglio del 1891 viene approvato il progetto definitivo: in seguito, la macchina confezionerà 24 cubi al minuto. Oggi, nello stabilimento di Metz in Lorraine (Francia), vengono confezionati 70 pacchetti al minuto.
L’aspetto dei cubi è cambiato relativamente poco, come si può notare confrontando un pacchetto destinato alle truppe del 1910 con i pacchetti dal 1937 al 1946, sui quali è indicato il prezzo al chilo, anche se nel 1930 si è tentato di confezionare il tabacco in latte metalliche.
Scaferlati Caporal
Una latta di metallo (1930) e lo Scaferlati Caporal Supérieur (1940)
Tra il 1945 e il 1950 vengono introdotti il «Caporal doux», il «Melange pour la pipe n°12» e lo «Scaferlati Supérieur». Negli anni, il logo è cambiato poco: dopo quello della «Manufactures de l’Etat» compare quello della «Régie Française des Tabacs». Ciononostante, alcuni (Peret, 1964) rimangono colpiti dal cambiamento intervenuto nel 1958, anno in cui la Régie modifica le dimensioni del cubo di 45 mm e ne fissa il peso a 40 grammi, stabilendo uno standard. Inoltre, il colore della carta adoperata per il confezionamento diventa effettivamente grigio, mentre in origine era marrone, poi beige. Il tabacco Gris è alfine vestito di grigio e nello stesso periodo viene aggiunta una linea rossa, una concessione al passato.
Scaferlati Caporal
La miscela per la pipa n°12 (1951) e il nuovo pacchetto del 1958

Nel 1979 compare il nuovo logo e nel 2000 si aggiunge il marchio di Altadis, società nata dalla fusione di Tabacalera e Seita, con le prime diciture obbligatorie, come «Nuoce gravemente alla salute». Infine, nel 2004, con l’applicazione della direttiva europea «Byrn», si assiste al moltiplicarsi di avvertimenti come «Il fumo uccide».

Scaferlati Caporal
Il pacchetto di Gris 1979 e quello dell’anno 2000

Il consumo dello Scaferlati Caporal
In una nota del Directeur Général des Tabacs datata 1860, viene richiesto alla manifattura di Morlaix di produrre 500 tonnellate di tabacco da fiuto, 480 tonnellate di râpés da fumo e 700 tonnellate di Scaferlati Caporal, su un totale di produzione di circa 1920 tonnellate per l’anno 1861. Nel 1852, la Régie aveva venduto 12.000 tonnellate di Scaferlati e ben 47.000 nel 1916. Lo «Scaferlati Caporal», così come la versione «doux» o «Supérieur», è fatto per essere fumato sia in pipa che in sigarette rollate. Il suo gusto e il suo aroma migliorati grazie alla torrefazione della miscela lo rendono un prodotto ricercato da una parte importante dei fumatori. Nel 1970 le vendite si assestano attorno alle 6.000 tonnellate e, anche se continuano a diminuire, il Gris nel 2005 è ancora il tabacco da pipa più venduto in Francia.

[…]

È senza dubbio grazie al consumo da parte dei soldati che lo Scaferlati Caporal, il Gris, costruisce la propria fama. Louis Napoleon riprende infatti nel 1855 la distribuzione di tabacco all’esercito: 300 grammi di tabacco a soldato ogni 10 giorni per una somma simbolica di 15 centesimi, mentre i civili lo pagano 8 o 10 volte tanto. Durante la prima guerra mondiale, in Francia non manca di certo il tabacco, generosamente distribuito ai combattenti al fronte: non fu così, a quanto pare, durante la Seconda Guerra Mondiale.
I pacchetti cubici fanno parte dell’equipaggiamento dei soldati della Grande Guerra e i manifesti ricordano che gli uomini hanno bisogno di riapprovvigionarsi di «bon tabac Caporal».

Reclame di guerra del 1914-1918 Scaferlati Caporal
Reclame di guerra del 1914-1918

Verso il 1924, il governo fornisce tre pacchetti da 50 grammi al giorno a ogni soldato. Nel 1969, la razione di Perlot, nome familiare del tabacco, è di otto pacchetti di sigarette ogni quindici giorni: la sigaretta prende così il sopravvento sul tabacco da pipa. In effetti, lo Stato rifornisce generosamente le truppe di tabacco sin dal 1688.
Per questo motivo si trovano relativamente poche pubblicità dello Scaferlati Caporal: lo si vede solo la tra gli altri prodotti della Régie Française, come in questo manifesto dal 1943, o in questo opuscolo dedicato a vari Scaferlati dove si descrive il Gris come “un tabacco Caporal ben conosciuto dagli amatori”.

[…]

Scaferlati Caporal
Un manifesto del 1943 depliant degli anni Settanta
Un manifesto del 1943 e un dépliant degli anni Settanta

Il Gris, un oggetto di collezionismo?
Il pacchetto di Gris, destinato alle truppe o meno, è diventato un oggetto da collezione. La lunga storia di questo tabacco ne ha fatto l’argomento di un articolo in «La Vie du collectionneur» (Pascal, 1999). Oggigiorno, se li si ricerca su siti web come Ebay, si trovano regolarmente in vendita pacchetti di Scaferlati Caporal a prezzi accessibili.

Conclusione

Il tabacco entra a far parte dei costumi anche grazie a Caterina de’ Medici, che lo fiuta per alleviare le sue emicranie. È in Inghilterra, con la generazione successiva, che comincia a diffondersi l’uso della pipa, uso che non tarda a invadere la Francia visto che, durante la Rivoluzione, la pipa diventa un segno distintivo dei «sans-culottes» ( Ades , 1966).

Il termine Scaferlati, col quale si indica il tabacco da fumo, sembra essere di origine italiana, derivato da «scaperletti» che significa «tagliato con le forbici», ma è comunque utilizzato in Francia. Tuttavia, a questo termine sono attribuite molte altre etimologie.

All’inizio della sua produzione, il Monopolio vendeva 4000 tonnellate di Scaferlati; ne vende 17.000 cinquant’anni più tardi, 30.000 nel 1911 e 47.000 tonnellate nel 1916, a causa della guerra.

Dopo la Grande Guerra, le quantità decrescono gradualmente: la sigaretta, disponibile già pronta, comincia a guadagnare terreno. Di tutti gli Scaferlati conosciuti nei secoli oggi non restano che il «Supérieur» in pacchetto blu, il «Doux» in pacchetto verde e, appunto, lo Scaferlati Caporal, il celebre «Gris».

Il cubo di Gris è più che un mito. Venduto a basso costo, questo «tabacco dei poveri», che va bene sia per riempire una pipa che per rollare una sigaretta, è diventato un simbolo nazionale. In più di 100 anni, la sua confezione è stata modificata molto poco e questo lo rende oggetto di interesse per i nostalgici e i collezionisti, ma rappresenta anche il rispetto di una certa tradizione che speriamo resisterà ancora a lungo.

René Delon e Philippe Gouault
Foto: Altadis

(Articolo pubblicato su “Le livre de la pipe 2005-2006” , edito dalla Académie Internationale de la Pipe)

scaferlati caporal

Maurizio Capuano

Il tabacco in quasi tutte le sue forme mi accompagna sin da ragazzino: fumatore per vizio e per passione, coltivo una grande passione per la scrittura, la musica colta e la letteratura, ma anche per la birra, i whisky, i bourbon e le grandi mangiate.

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