tabacco Semois

Il Semois è un tabacco prodotto e venduto in Belgio sin da metá Ottocento: a seconda del taglio, può essere fumato in pipa, in cartina o essere adoperato per il confezionamento di sigari.
Si tratta di una varietá Burley che viene sottoposta a una duplice lavorazione: dopo la cura ad aria, infatti, le foglie sono umidificate e trinciate per poi essere torrefatte, bruciando legno di rovere. Questo trattamento conferisce al Semois il suo tipico aroma affumicato che, unitamente al carattere rustico e al corpo soddisfacente, pur con un tenore nicotinico tutto sommato contenuto, lo rende molto gradito agli estimatori dei trinciati naturali.

La varietà di Burley adoperata, pur essendo ormai autoctona, è stata introdotta nella Vallée de la Semois in epoca relativamente recente: fu nel 1855, infatti, che Joseph Pierrat dedicò per primo un piccolo appezzamento di terreno alla sua coltura. In una zona in cui il tabacco non era mai stato coltivato prima, se non occasionalmente, quello di Pierrat fu un esperimento per certi versi azzardato, ma che, a dispetto di ogni pronostico dei suoi compatrioti, fu coronato da un successo insperato. Le piante, infatti, crebbero perfettamente e, soprattutto, donarono sin dai primi raccolti un tabacco da fumo di qualità eccellente: Pierrat fu così ben motivato non solo da ripetere l’esperienza, ma anche a destinare alla nuova coltura aree sempre più estese. Nacque così, grazie all’intraprendenza di una sola persona, il Semois, un tabacco che avrebbe conosciuto un notevole successo negli anni a venire. Ben presto, infatti, altri cominciarono ad imitare il nostro Pierrat e la tabacchicoltura cominciò a diffondersi in tutta la vallata, coinvolgendo anche aree appartenenti a diversi comuni vicini. Se nel 1880 a Bohan-sur-Semois si censivano appena 23 ettari dedicati al Semois e a Alle-sur-Semois 11 ettari, all’inizio del Novecento in tutta la zona l’estensione era salita a 400 ettari, per un totale di circa 9 milioni di piante nel 1910: a Bohan le coltivazioni triplicarono (65 ettari) e ad Alle addirittura quintuplicarono (50 ettari). Questo travolgente successo fu favorito anche dalle contingenze economiche del periodo: l’avvento del gasolio, infatti, aveva di colpo reso inutili le coltivazioni estensive di colza. Certo, il tabacco aveva anche l’indubbio vantaggio di non necessitare di rotazione, ma se il successo del Semois andò oltre e finì per fargli scalzare anche le coltivazioni più tradizionali, diventando molto rapidamente il core business agricolo di tutta la regione, fu merito soprattutto delle sue caratteristiche organolettiche: come avviene per i vitigni, infatti, il clima e la composizione del suolo ebbero una grande importanza e conferirono a questa varietà di Burley un aroma peculiare che, esaltato dalla torrefazione, incontrò i favori di un numero sempre maggiore di fumatori. Il microclima della Vallée de la Semois, famosa per le sue nebbie, offre un riparo dalle intemperie, dal vento, ma soprattutto garantisce un tasso di umidità particolarmente elevato che si è rivelato essere perfetto per il tabacco. Ecco che gli agricoltori ne piantarono ovunque, in ogni appezzamento, e, annata dopo annata, le piante assorbirono il cloro e le altre sostanze dannose presenti nel terreno, ripulendolo e donando cosí foglie con combustibilità e aromi di qualità sempre più elevata.
Chiunque abbia anche solo una volta fumato il Semois, non può scordarne aroma e gusto: è un tabacco tutto sommato grezzo, forte di corpo e caratterizzato da un bouquet aromatico lineare ma, in un certo qual modo, intricato, in cui predomina un marcato sentore stallatico. Gran parte della produzione, che toccò una punta di 1.000 tonnellate nel 1951, era nelle mani di una cinquantina di piccole realtà che vendevano il loro tabacco direttamente ai consumatori.

All’inizio degli anni Cinquanta, peró, cominciò il declino. Il diffondersi sul mercato belga dei più economici tabacchi stranieri e il crescente successo delle sigarette industriali penalizzarono il Semois: il colpo di grazia, peró, gli fu inferto da un’epidemia di Peronospora, che comportò la perdita di numerosi raccolti. Come se non bastasse, aumentarono le mistificazioni: a questo proposito, i vecchi coltivatori erano soliti ripetere che si fuma molto più Semois di quanto ne sia mai stato prodotto. Ancora oggi vengono venduti come Semois tabacchi che ne portano solo la denominazione: siccome il nome non è mai stato sottoposto ad alcuna tutela, chiunque può adoperarlo, spacciando per Semois anche volgari imitazioni.
Oggi come oggi, sono rimasti pochi veri Semois, privi di additivazione di sorta: si contano solo più tre coltivatori. Due risiedono a Corbion-sur-Semois (Vincent Manil, JP Couvert) e un altro a Bohan (Joseph Martin): Vincent Manil, in particolare, non si limita a produrre il tabacco come un tempo, ma ha anche aperto un piccolo museo dedicato al Tabac des Brumes, ha pubblicato un libro (purtroppo esaurito da anni) e si è adoperato in vari modi per diffonderne la cultura tra i fumatori. L’impegno di Manil ha sortito i suoi frutti: oggi la fama del Semois è in crescita e nel 2013 gli si sono aperte le porte del vasto mercato americano.

Ad oggi, purtroppo, il Semois non è in vendita in Italia.