Ho iniziato a fumare vent’anni fa e questa mia personale ricorrenza cade lo stesso anno di anniversari ben più importanti per il mondo del tabacco italiano in generale e per i sigari toscani in particolare. Ne ho già parlato e credo di aver fatto il possibile per raccontare questa storia come si deve, nonostante una gran cassa in dissonanza, e oggi non intendo ripetermi.

Qualche giorno fa, mi sono ritagliato mezz’ora di pace postprandiale in un giardinetto: così, ho acceso mezzo toscano, un Italico Classico, seduto su una panchina. Mentre fumavo tranquillo, godendo di temperature tutto sommato ancora miti, ho notato che, non molto distante da me, si era riunito un gruppetto di ragazzini. Alcuni di loro armeggiavano con tabacco e cartine, com’è normale a quell’età. Invece di prendere in mano il cellulare per inoltrarmi nei meandri di chissà quale discussione da social, mi sono ritrovato a riflettere sull’andar del tempo.

Semplicemente, mi sono tornati in mente i miei primi anni da fumatore di toscani. Ma non temete: non intendo percorrere il viale dei ricordi infarcendo la narrazione di “si stava meglio quando si stava peggio”.

Ebbene, la scelta della marca del mio primo sigaro per me fu facile semplicemente perché c’erano solo i toscani di Stato. Grazie al cielo, erano complessivamente di buona qualità, a dispetto di quanto taluni vorrebbero ridicolmente far credere, ma non c’era una grande scelta, né alcuna libertà: non erano liberi i consumatori, che potevano fumare solo quelli, non erano liberi gli imprenditori, che non potevano investire in quell’ambito. E se i toscani di Stato fossero stati scadenti o pessimi?

Per fortuna, il mercato oggi è più ampio e concorrenziale, ma i neofiti – e non solo loro – hanno bisogno di molta più capacità critica di quanta ce ne volesse vent’anni fa. La libertà di scelta è senza dubbio un bene – anche perché la qualità di alcune marche di toscani odierne è nettamente superiore a quella dei vecchi toscani di Stato – ma c’è un corollario ignorando il quale può diventare persino dannosa: per scegliere liberamente, infatti, occorre avere pieno accesso alle informazioni e saperle interpretare. È a questo punto che entrano in gioco web e community e la faccenda si fa intricata perché vi si legge davvero di tutto.

Tra le opinioni di tifosi sfegatati più o meno ignoranti, quelle di fumatori pluridecennali che però non hanno mai acquistato in lire, i giudizi tranchant di falsi profili, gli strali di operatori di aziende produttrici che danno dei faziosi a fumatori che, al contrario di quanto fanno loro, scrivono in totale gratuità, le recensioni di blogger più o meno improvvisati, i video su YouTube di uno e dell’altro, litigi, invidie e rosiconi più o meno rumorosi c’è da perdere la testa! Ma, a dispetto di tutto, i neofiti cercano lì le loro informazioni…

Poveri neofiti, vittime della libertà di scelta. Per fortuna è solo tabacco e, alla peggio, si tira a sorte perché da qualche parte si dovrà ben cominciare.

A ben pensarci, però, non è solo questione di sigari: è così per scegliere un conto corrente, un cellulare, l’operatore telefonico e molto altro. In regime di libero mercato bisogna approfondire, altrimenti si rischiano grosse fregature.

Su queste cose riflettevo, qualche giorno fa, mentre fumavo… Almeno come appassionato di toscani ho sempre fatto la mia parte, senza lesinare consigli. Però, non riuscivo a liberarmi dalla sensazione che per me fosse stato un privilegio cominciare in un’epoca in cui su certe cose non si poteva scegliere.

Osservando quei ragazzi, tuttavia, ho compreso che non hanno i problemi che avrei io se di colpo, così come sono, mi ritrovassi al posto di un neofita. Al contrario del sottoscritto, loro sanno destreggiarsi benissimo in questo nuovo mondo perché ci sono nati, sanno perfettamente che nell’era dell’informazione l’ignoranza è una scelta e hanno probabilmente già imparato che quelle che parlano di marchette spesso non sono che puttane mancate, perché nessuno le ha volute. Soprattutto, molti ragazzi di oggi hanno ben chiaro che non esiste scelta d’acquisto che non possa essere influenzata e ridono di chi, per non ascoltare un appassionato, finisce col credere alle favole degli esperti di marketing.

A quel punto, spegnendo il mio Italico, mi sono accorto che le mie riflessioni avevano già da un po’ travalicato i confini del mondo del tabacco.

A volte un sigaro non è solo un sigaro.

Maurizio