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Il Perique è un tipico tabacco condimento, come il Latakia: il suo aroma distintivo, reso forte e particolarmente speziato dall’elaborato processo di cura cui vengono sottoposte le foglie, ne fa talvolta l’indiscusso protagonista all’interno di una miscela, seppur presente in essa in quantità modeste (al massimo 10% del peso totale). Questa varietà di tabacco – il Red Burley (USDA Type 72)cresce  solo ed esclusivamente nel terreno alluvionale (detto Magnolia Soil) di Saint James Parish, in Louisiana. 
Per più di mille anni, i Choctaw e Chickasaw hanno coltivato tale particolare varietà di tabacco in questo piccolo triangolo di terra; sul finire del Settecento, Pierre Chenet venne a conoscenza dell’arcaico processo di cura usato dagli indiani – i quali utilizzavano ceppi e tronchi scavati come contenitori in cui far fermentare il tabacco – e, a partire dal 1800, lo migliorò, rendendolo più moderno: il Perique (ossia, il piccolo Pierre) cominciò così ad essere adoperato come ingrediente dei tabacchi da pipa.
Oggi, gran parte del vero Perique della zona viene coltivato da Percy e Grant Martin.  Se piantato altrove, il medesimo seme darà origine a varietà di tabacco non adatte alla lavorazione necessaria per ottenere il Perique, ma, d’altro canto, qualsiasi altra varietà si semini in quella zona darà origine, nel giro di un paio d’anni, a Perique. È forse la pianta di tabacco più influenzata in assoluto dal suo terroir, al punto da essere indissolubilmente legata a un unico fazzoletto di terra di 6,5 ettari.

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Non appena spuntano le foglie, quelle eccedenti il numero di dodici vengono rimosse: sul fare dell’estate, quando la loro colorazione tende ormai al verde scuro, le piante intere vengono raccolte e appese in appositi locali ad asciugare. Dopo un paio di settimane, quando sono solo parzialmente essiccate, le foglie vengono bagnate, raccolte in fasci e messe sotto pressione all’interno di botti da whisky, utilizzando come pesi blocchi di legno di quercia e martinetti. All’incirca una volta al mese la pressione viene allentata, il tabacco tirato fuori dalle botti e arieggiato: dopo un anno, il processo può dirsi concluso, anche se talvolta il Perique può essere mantenuto sotto pressione – e dunque fresco – anche molto più a lungo: l’esposizione prolungata all’aria, infatti, ne degrada velocemente gli aromi.

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Alla fine della cura, il tabacco si presenta marrone scuro, tendente al nero, molto umido e con un aroma fruttato, leggermente acidulo. Gli aromi peculiari sprigionati dal Perique, molto simili a quelli di certi vini, sono dovuti ai molteplici composti volatili (quelli individuati sino a oggi sono 334) che caratterizzano la fermentazione anaerobica cui viene sottoposto il tabacco. Anche se all’apice della produzione a Saint James Parish venivano lavorate circa 20 tonnellate di Perique all’anno, oggi le quantità sono decisamente inferiori.

La sua inevitabile rarità, oltre agli alti costi di produzione, ha fatto sì che negli anni si sia tentato di sottoporre alla medesima lavorazione altri tipi di tabacco, ma con scarso successo: l’unica varietà con la quale si sono ottenuti risultati soddisfacenti è il Kentucky Green River Burley, che può essere coltivato anche altrove in modo più estensivo, utilizzato per ottenere, mescolandolo col vero Perique, una versione più economica di quest’ultimo, l’Acadian Perique. Quello che ritroviamo oggigiorno nei nostri tabacchi da pipa è il più delle volte proprio l’Acadian: un tabacco che, pur essendo molto speziato e decisamente godibile, é piuttosto diverso dal vero Perique.

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Il Perique è il classico condimento delle mixture di gusto americano o inglese, alle quali conferisce un aroma speziato peculiare e dona pienezza di gusto, arrotondandole. Tra le moltissime miscele che contengono Perique, citiamo qui il St. James di Samuel Gawith, il Louisiana Flake di Gawith Hoggarth, il Triple Play di G.L. Pease e il Dunhill Nightcap.

In conclusione, segnaliamo il Perique Liqueur, inventato e introdotto sul mercato da Ted Breaux nel 2006: prodotto nella distilleria Combier, vale senz’altro la pena di provarlo.

Fonte immagini: http://pipesmagazine.com