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Il tabacco Burley coltivato in America è caratterizzato da un elevato tenore di nicotina e da una pressoché totale assenza di zuccheri, mentre quello italiano (detto “da riempimento”) é meno nicotinico: grazie alla sua costituzione cellulare, assorbe molto facilmente gli aromi che, spesso, vengono utilizzati nelle miscele da pipa o nei blend da sigaretta. Viene generalmente  sottoposto ad una cura ad aria (air-cured), al riparo dal sole all’interno di strutture dedicate, più prolungata rispetto a quella del virginia per consentire una lenta essiccazione della foglia: questo contribuisce a conferirgli una buona combustibilità, oltre che il suo tipico aroma.  .

Il Red Burley è originario dell’Ohio, dove un coltivatore ottenne nel 1860 una varietà di aroma particolarmente raffinato e gradevole: la coltivazione si estese ben presto nel vicino Kentucky. Questa varietà é quella da cui derivano, secondo la vulgata odierna, i cultivar Semois (torrefatto) e Kentucky italiano (fire-cured) ed è utilizzata per la produzione del Saint James Perique, mentre per l’Acadian si usa il Green River Kentucky Burley.
Sempre in Ohio, quattro anni dopo, gli agricoltori George Webb e Joseph Fore piantarono semi provenienti dal Kentucky e ottennero la varietà White Burley, con foglie più chiare (dal biancastro al giallognolo). È curioso ricordare che il primo raccolto fu distrutto, giacché la colorazione delle foglie era così atipica da indurre i contadini a ritenere che le piante fossero state colpite da una malattia. In ogni modo, il nuovo tabacco riscosse un gran successo e già nel 1880 il 36% dei campi di tabacco americani erano coltivati a White Burley.
Una decina di anni dopo, nel 1891, il Burley fu introdotto in Italia, specialmente in Campania, e divenne una coltura privilegiata per la sua elevata produttività e per la facilità della cura di cui necessitava: ciononostante, questo tabacco non incontrò subito il favore dei fumatori italiani e smise di essere coltivato dopo appena una quindicina d’anni. Solo nel 1925, quando i fumatori italiani avevano ormai imparato ad apprezzare l’American Blend (Virginia, Burley e Orientali) durante la Guerra, il Burley tornò in voga e, nel 1933, il Monopolio immise sul mercato le sigarette Tre Stelle, caratterizzate da un blend di Burley, Virginia Bright e Orientali. Dato il successo dell’American Blend, le superfici dedicate alla coltivazione di Burley aumentarono gradualmente di anno in anno e furono anche ottenute nuove varietà, più adatte al clima e al terroir e più resistenti a parassiti ed epidemie: in particolare, ricordiamo il Burley Gran Reddito, dall’elevata produttività, e il Burley Giuseppina, particolarmente resistente. L’espansione delle superfici coltivate nel nostro paese subì una battuta d’arresto negli anni Sessanta, quando un’epidemia di Peronospora causò seri danni e perdite ingenti a tutte le coltivazioni. Grazie all’uso di ibridi australiani selezionati per la loro resistenza, in pochi anni l’emergenza fu superata e, quando nel 1970 fu liberalizzata la coltivazione, l’estensione delle superfici aumentò notevolmente, comportando però un scadimento qualitativo del tabacco ottenuto: solo nel 2002, la Comunità Europea ha modificato le regole per gli incentivi alla produzione di tabacco, vincolandoli alla qualità del prodotto ottenuto, ma due anni dopo ha finito per sopprimerli completamente. Attualmente, il settore é sottoposto a forti tensioni e l’estensione delle superfici coltivate a Burley, pur essendo ancora piuttosto rilevante, é diminuita a seguito dell’abolizione dei premi comunitari.

Per quanto concerne la fase agricola, i semi vengono piantati a febbraio o marzo tramite float system e le piantine trapiantate in campo a maggio o a giugno. Negli Stati Uniti, la cimatura ha luogo circa due mesi dopo, a fioritura incipiente, per favorire la crescita del tessuto fogliare: la raccolta avviene a pianta intera, mentre in Italia la cimatura non ha luogo e si raccoglie foglia per foglia. Il tabacco viene poi sottoposto a light air-cure nei mesi estivi.
La cura delle foglie ha luogo all’interno di particolari serre, coperte da un telo plastico ombreggiato: disposte in filze, le foglie subiscono un lento essiccamento, che passa per l’ingiallimento e susseguente ammarronamento della lamina, per poi concludersi con l’essiccamento della costola.
La cura delle foglie basali dura quasi un mese e quello delle apicali quasi due. In autunno inoltrato, le filze vengono smontate e sottoposte a cernita prima di essere inviate alle industrie.

Il Burley è molto usato per la produzione dei blend da sigaretta, ma entra anche in moltissime miscele da pipa, nelle quali è spesso adoperato per la sua capacitá  di assorbimento degli additivi aromatici e di concia o per migliorarne la combustione.
Elencare tutte le mixture che contengono Burley sarebbe pressoché impossibile, ma è relativamente semplice individuare le poche in commercio in Europa a base di questa varietà: il Solani Aged Burley Flake (un flake di Burley di diverse provenienze privo di qualsiasi aromatizzazione) è probabilmente la più nota, assieme all’Half & Half della Scandinavian Tobacco Group, che contiene anche Virginia. Negli Stati Uniti, invece, sono molte le miscele di solo Burley: si pensi al Cornell & Diehl Safe Harbor Flake o al McClelland Biteless Burley. Da ultimo, segnaliamo che questa varietà è molto spesso sottoposta a lavorazione Cavendish, specialmente negli Stati Uniti e nell’Europa continentale.

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